Recensione della “Teoria della classe disagiata”, il lamento di tutta una generazione.

teoria della classe disagiataTitolo: Teoria della classe disagiata. 

Autore: Raffaele Alberto Ventura

Editore: Minimum Fax

Anno: 2017 

Pagine: 262. 

È decisamente difficile descrivere il tessuto sociale del periodo storico in cui ci troviamo perché è un’età molto nebulosa in cui la realtà e le aspirazioni vanno a cozzare violentemente l’una contro l’altra senza, tuttavia, incastrarsi mai come un vero puzzle, ma solo smussando angoli e incrinando strutture. Rispetto agli anni precedenti che hanno vissuto crisi già molto importanti, questo si differenzia non tanto per le problematiche sociali da sempre esistite e che in alcuni momenti  sono arrivate ad un’ implosione tale da mettere letteralmente in ginocchio buona parte della popolazione, ma per la mancata possibilità di realizzare le proprie aspirazioni.

Il fatto stesso di avere delle aspettative, speranze per il futuro, sogni, è un tema assolutamente nuovo e quasi del tutto inesistente nei precedenti periodi di crisi che, invece, investivano una massa decisamente più concreta a livello sociale e che guardava all’accrescimento del proprio benessere in modo decisamente più realistico rispetto ad ora. La domanda quindi sorge spontanea: perché la classe sociale di oggi sente di essere stata tradita e avverte quel disagio che crede essere assolutamente legittimo che non permette di sognare senza fare i conti con la realtà? Una risposta lucida, intelligente e impietosa viene data da Raffaele Alberto Ventura tramite il saggio “Teoria della classe Disagiata”, in cui l’analisi è elementare, ma assolutamente meticolosa e chirurgica. Ventura, classe 1983 nato a Milano e parigino d’adozione per motivi lavorativi, nonché collaboratore di Internazionale e Prismo e minima & moralia, cerca di dare spiegazioni attraverso questo discorso, scandito per passaggi assolutamente chiari e semplici da seguire, che portano ad una conclusione decisamente onesta benchè impietosa. Ventura riflette proprio su quello che avviene quando una classe sociale borghese, preparata e anche in qualche modo “addestrata” a sognare, sperare ed esigere di poter avere il proprio posto privilegiato nella società e di realizzare le proprie aspirazioni, si trova davanti all’impossibilità di avere i mezzi adatti per farlo.

Raffaele Alberto Ventura formula un’autocritica impietosa di questa classe sociale, «troppo ricca per rinunciare alle proprie aspirazioni, ma troppo povera per realizzarle».

La profonda riflessione, che apre il vaso di Pandora liberando il disagio della classe borghese “tradita”, ruota attorno al concetto di diritto, che sempre più spesso viene tirato in ballo dalla cosiddetta “classe disagiata” come alibi nei confronti di possibilità negate che in realtà del concetto di diritto non hanno nulla. Quelli che  vengono considerati oggigiorno dai trentenni e quarantenni, con qualche oscillazione sommaria di età, dei diritti acquisiti, sono in realtà dei grandi privilegi. Questa classe borghese si scopre per la prima volta disagiata e disagiante nei confronti della vita, e vive all’ombra di aspirazioni perseguite solo a metà e lavori saltuari e inventati che spesso si basano su capacità vacue e inesistenti che è la stessa  società informe a riconoscere come inconsistenti alimentandone il fuoco fatuo. Ventura applica alla propria generazione un ragionamento affilato e preciso e snocciola le questioni spaziando da Goldoni a Kafka senza perdere di vista il fulcro del discorso e sezionando questa classe sociale “troppo ricca per rinunciare alle proprie aspirazioni, ma troppo povera per realizzarle”.

Questo piccolo e prezioso oggetto lanciato sul mercato nel 2015 è passato silenziosamente di sito in sito ed è finalmente sbarcato in libreria grazie alla casa editrice Minimum Fax. Per chi volesse trovare risposte e non scuse La teoria della classe disagiata è di certo la risposta migliore a tutte le vostre domande.

 

Serena Cerrone 

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