Perché l’Italia non vince più agli Oscar?

Conclusi gli Oscar 2017 tra pronostici confermati e gaffe, resta tutto da commentare. Da italiani ne usciamo un po’ amareggiati: dopo la promettente vincita alla Berlinale di Rosi non è seguita la statuetta dorata per il documentarista romano. L’Italia rimane così ancora una volta esclusa dalla cerchia aurea dei premiati alle categorie regine della notte degli Oscar. Tuttavia non credo sia corretto parlare di delusione: mancando la materia prima, i premi non potevano essere assegnati. Ponendo, infatti, uno sguardo al 2016 la produzione cinematografica italiana non ha certo spiccato per originalità e talento tali da potersi aggiudicare ulteriori nomination a festival internazionali.

Dopo la statuetta di Sorrentino nel 2014 è sembrato che la produzione cinematografica italiana si sia scissa in tre distinte categorie costruite ad hoc per il proprio pubblico. Da un lato le usuali commediole alla Boldi e De Sica ora rimpiazzati da Siani e il duo Ficarra e Picone, che ultimamente non riescono a strappare nemmeno un sorriso sbieco, ricalcando sempre gli stessi clichè dell’umorismo all’italiana. Dall’altra parte film politicamente impegnati, che siano satirici o dai temi più gravi, che puntano tutto sullo scontento e sulle lenti piene di risentimento di un popolo indignato e stanco, sottolineando scorrettezze e degrado morale. Certamente non potevamo essere candidati agli Oscar per l’interpretazione di Scamarcio ne La verità sta in cielo e neppure per il Pasolini di Ranieri ne La Macchinazione, senza parlare del supereroe romanaccio de Lo chiamavano Jeeg Robot. Nel mezzo ci sono quei film da Perfetti sconosciuti a L’estate addosso, film leggeri con un certo seguito proprio perchè parlano un po’ a tutti senza però segnare la storia del cinema.

L’Italia produce per l’Italia: i suoi prodotti cinematografici sono rivolti esclusivamente ad un pubblico estremamente coinvolto nelle faccende dello Stivale o in linea di massima europee. Ecco perchè un documentario come Fuocoammare non ha sbancato agli Oscar ma ha avuto successo a Berlino: fino a quando il pubblico è in grado di percepire il messaggio effettivo che sta sotto la pellicola, il prodotto viene apprezzato (anche per l’indubbia qualità formale e tecnica italiana), ma allontanandosi dal contesto natale, i film italiani faticano a prendere piede all’estero. La qualità e il talento italiano, infatti, vengono premiati se non “intaccano” con la loro estrema italianità le tematiche presenti: il trucco di Suicide Squad è valso l’Oscar ad Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson e la costumista Milena Canonero ha ricevuto quest’anno l’Orso d’oro alla carriera.

Certo, potremmo dire la stessa cosa delle produzioni autocelebrative americane o di quelle britanniche, tuttavia proprio per l’immagine global che possiedono entrambi questi Paesi, per loro il fatto di mostrare se stessi e la propria storia ai grandi festival del cinema non fa storcere il naso a nessuno: tutti conoscono la tragedia Kennedy, il football americano e il mito dei Beatles. Questo certamente non significa negare le proprie origini e tacere la propria storia pur di aggiudicarsi un riconoscimento internazionale, tuttavia è ovvio che è più probabile ricevere un maggior numero di apprezzamenti di fronte ad una materia conosciuta ad ampio raggio e di più largo interesse. Lo stesso Sorrentino, intervistato riguardo i risultati dell’Italia agli Oscar di quest’anno, ha rivelato un ulteriore motivo per il fallimento italiano agli Academy: Fuocoammare è stata una candidatura masochistica soprattutto per la categoria Miglior film straniero, che infatti non ha superato le selezioni. Forse – afferma Sorrentino – l’Italia deve fare “mea culpa” se non è nemmeno rientrata nella short-list finale: la giuria di esperti ha nominato il documentario di Rosi (mai un documentario ha vinto nella categoria Miglior film) per rappresentare il Paese, quando forse un’unica pellicola, Indivisibili di De Angelis, si meritava il posto (oltre forse a La pazza gioia di Virzì).

Aspetteremo i prossimi Academy Awards sperando che il talento italiano emerga e possa essere degnamente riconosciuto anche fuori da acque nazionali.

Beatrice Bravi 

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