Corteggiamento, le paure di oggi

Il corteggiamento esiste ancora?

Viene da chiederselo in un 2018 in cui la tecnologia avanzata e le molestie sempre più subite, spingono verso un allontanamento da questo antico rituale romantico. C’è anche da chiedersi in cosa consista oggi il corteggiamento. Come viene considerato e desiderato dagli uomini e dalle donne? Cos’è quindi che davvero vorremmo dall’altro sesso.
Catherine Deneuve in pieno movimento #MeToo ha rivendicato il diritto, in questo caso maschile, di corteggiamento, di libertà sessuale nel poter flirtare senza che questo possa o debba essere un crimine mischiato nel calderone di violenze vere e proprie, forti e senza ombra di dubbio condannabili, in un insieme di eventi che possano rimanere ai margini della molestia ed essere solo l’input di un corteggiamento, purché ovviamente voluto da entrambe le parti.
Come donne dunque la zona sessuale diventa grigia e ambigua, la lotta per far regredire la mercificazione illecita del proprio corpo e dall’altra parte la presa di conoscenza a dover rinunciare però anche, assieme, a quel sottile feeling sessuale che si può innescare fra due corpi.
Ci si commisera, da donne, se non ci sente apprezzate, se si ha dunque l’idea di non piacere e di non essere abbastanza femminili, ma al rovescio della medaglia dobbiamo essere altrettanto preoccupate di poterlo esserlo troppo; di essere, seppur inconsciamente, una fonte inesauribile di provocazione, la tensione di avere una quantità troppo alta di mani, occhi e pressioni addosso. O siamo poco belle e apprezzate, sottovalutate, o siamo troppo sensuali e ricercate, innalzate a piacere erotico dovuto agli uomini.
Due vertici limitrofi di solitudini in cui la nostra valenza sessuale, con alla base sempre quella affettiva, viene giudicata e utilizzata contro di noi.
Come donne sembra difficile fare la scelta giusta, piacere ma con discrezione, soggette al corteggiamento ma di quello lecito, onesto, con portiere che vengono gentilmente aperte e cerniere o bottoni che altrettanto rispettosamente vengono lasciati chiusi. Inutile dire che nella realtà succede quasi sempre il contrario.
Così, nel mezzo di questi movimenti anti importuno, è stato chiesto agli uomini – grandi protagonisti maligni delle ultime vicende – cosa sia giusto fare per rispettare una donna ed anche non dover rinunciare a conquistarla. Le risposte, a volte spiazzanti, a volte banali come vecchi cliché e altre confuse, riportano alla luce le ambiguità fra il rapporto uomo donna. In molti hanno detto che basta dirlo, metterlo in chiaro subito se non si gradisce essere toccata e palmata.
Questa è già una partenza sbagliata, perché io da donna dovrei dire ad uno sconosciuto, non toccarmi?
È un fatto che di per sé dovrebbe già essere alquanto chiaro ed esplicito, molte volte il dover ribadire un chiaro e secco no, presuppone che l’azione importuna sia già avvenuta.

Quelli che si sono completamente persi sono i tempi naturali di corteggiamento: oggi la libertà sessuale viene scambiata come il poter andare a letto con chiunque, senza pregiudizi e critiche, ma questo apre solo la strada ad una superficialità che poggia le basi sull’instillare una mentalità sessuale in cui appunto tutto è lecito, quando invece non dovrebbe essere così.
La natura ci insegna che ci vuole tempo, per i germogli, per gli impasti, per le costruzioni, questo dovrebbe essere un monito in cui tutti ravvederci sul concetto istantaneo riguardo al sesso.
Dunque anche il corteggiamento è qualcosa che seppur può succedere in un istante, per lievitare ha bisogno di un suo processo di elaborazione dove, ad un certo punto, è palese se l’interresse è ricambiato da entrambe le due parti. Ho definito la sfera sessuale una zona grigia perché è un linguaggio non verbale in cui ovviamente si parla con il corpo, un corpo che non deve agire ma che deve  soprattutto ascoltare. Descrivere il sesso e arbitrarlo con regole generali – di cui, se tutto fosse fatto con rispetto non ci sarebbe nemmeno bisogno – diventa complicato e rischioso; qualunque informazione sessuale va a toccare l’ambito privato di ognuno.
Il sesso non è più tabù comunicativo, è lecito parlarne e a volte persino salutare, ma il sesso buono rimane sempre difficile da fare e non parlo della qualità o della quantità, ma proprio di quell’atto di interscambio che per una notte o per la vita presuppone una forma di rispetto alta per poterlo vivere a due, altrimenti è subito per forza. Intendo anche il sesso mentale, quello che parte prima di arrivare alla pelle, la base principale del corteggiamento, quando troppo spesso tra l’insistenza illecita e il non cercarsi delusorio, il passo è breve.
Molte amiche spesso mi hanno chiesto; ma come fai ad essere sicura che gli piaci?
La sicurezza non c’è e oltre la coltre di dubbi femminili o maschili- le tipiche paranoie di ansia che tutti abbiamo- la risposta non arriva mai da una parola, ma da una sensazione: quando piacciamo lo sappiamo e basta. E quando questo non accade? Nella sfera del non detto, tutelarsi è difficile, si viene costretti a dire un no, spesso troppo ripetuto e siamo soggetti al fatto che esso non venga accettato. E allora gli uomini o sono davvero quelli violenti, oppure diventano soggetti quasi più timidi e insicuri di noi, poco slanciati nel fare il primo passo, come se ormai lo aspettassero da noi, per parità di ruoli e modernità, per la certezza di non fare una scorrettezza. Eppure quando siamo a noi corteggiare, qualcuno ritiene lecito pensare che siamo donne facili oppure paghiamo il prezzo di essere troppo mascoline e autoritarie. Allora noi, come nonna insegna, non corteggiamo, spetta a lui fare la prima mossa, ma torniamo al punto di partenza, uomini che ne approfittano per mettere subito le mani addosso e uomini che per dirti ciao e invitarti fuori cena ci mettono una vita intera.

Il corteggiamento non esiste più: inviamo una valanga di baci su faccine gialle a chiunque ormai,  senza distinzione, la nostra sfera sessuale è indefinita, ambivalente, siamo uguali si dice, liberi da tutte le vecchie schiavitù. Eppure siamo ancora qui a sperare che qualcuno si dimentichi di noi esattamente come invece speriamo che un altro si accorga di chi siamo, che esistiamo e viviamo, anche attraverso il sesso. Bisognerebbe tornare ad aprire le porte, a far cadere i fazzoletti per terra, a porgere la mano per un bacio e baciare quella pelle senza che le labbra la tocchino, l’attimo prima di concedersi all’altro, quell’attimo esatto, è fondamentale per accettare e capire se stiamo per pronunciare un addio o un arrivederci.

Marta Borroni

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