Cos’è l’ortoressia? Ecco la nuova moda alimentare (dannosa) che impazza tra i giovani

Aumentano a dismisura i DCA, i disturbi del comportamento alimentare e mentre la bulimia sembra battere, come dati, l’anoressia, in un crescendo di casi pericolosi, un nuovo disturbo è nato soprattutto fra i giovanissimi, si tratta dell’ortoressia, la mania di dover mangiare sano.
Problemi e disfunzioni psicologiche che arrivano come campanello d’allarme verso il corpo e che oggi trovano espansione nella cattiva informazione che irrompe dal web.
L’ortoressia, a differenza di bulimia e anoressia, esterna la preoccupazione di voler mangiare sano, arrivando ad eliminare molti alimenti nutrienti importanti alla salute, in primis proprio i grassi.
La concentrazione dei soggetti affetti da questo disturbo spesso non arriva nemmeno ai vent’anni, tante le morte dovute a questa fissa che porta, anche, a gravi danni cardiaci.
Un problematica che si riscontra soprattutto nel raffronto con dati non corretti, confondendo il cibo sano con l’azzeramento di alcuni importanti fonti di nutrizione.
Parametri scorretti che giocano su un campanello d’allarme falso, facendo passare per pericolosi alcuni alimenti e portando quindi all’eliminazione di essi nella propria dieta, senza considerare invece di continuare a mangiarli ma riducendoli. Una malattia moderna in cui la colpa maggiore risiede in libri e riviste, siti web finto specializzati che estremizzano la funzione del cibo e installano l’insicurezza sul concetto di sano e di idoneo per il benessere del proprio corpo.
Punti di riferimento per milioni di utenti e lettori che diventano l’esca perfetta di una rete di informazioni non scientificamente provate e dimostrate, andando a promuovere diete e alimentazione che non si basano su nessuna ricerca medica, ma sulla propria discrezione di ricetta perfetta per la salute.
Un meccanismo che porta a far spaventare le persone pensando di potersi ammalare di malattie derivanti da una scorretta alimentazione e che nel paradosso porta esattamente a quella conseguenza.
Le diete e i miracoli, vendute come pillole accessibili di benessere, sfornano continuamente mode e idee da seguire, divulgando una ricetta standard che non può però essere adatta a tutti.
Veganismo e vegetarianismo continuano ad essere le più comuni, ma emergono sempre più la dieta crudista, quella senza glutine – ovviamente se non è celiaci- e persino la dieta fruttariana.
Troppo spesso il passo tra scelta di vita e malattia è molto breve, specie quando ci viene mediaticamente imposto come simbolo di salvezza, salute e bellezza.
Un vortice infinito in cui la distinzione fra giusto e sbagliato si fa alquanto labile. Stando alle ultime stime, in Italia sono almeno tre i milioni di italiani che soffrono di disturbi alimentari e di questi il 15% soffre di ortoressia proclamata. Una problematica sempre più difficile da gestire e individuare, in quanto l’ideologia di mangiare sano si sta esponendo in modo globale e diffuso, rendendo complicato scindere le motivazioni dalle patologie. Un ortoressico in stato avanzato comincia a temere tutti i cibi etichettati come malsani ed evita di mangiare i cibi che non ritiene sani persino quando è in compagnia.

Il cibo quindi, che è il primo simbolo di convivialità, diventa barriera sociale, esclusione e solitudine con l’errata convinzione che mangiare diversamente, in modo alternativo, possa renderci perfettamente sani e uguali.
C’è chi soffre di questa nuova patologia, l’ortoressia, non solo per un problema prettamente estetico ma anche per il timore di non avere un corpo sano e puro, patologia assai diversa dall’anoressia che parte dal rifiuto del cibo in generale e da quella “necessità” di sparire, non solo ai fini della bellezza legata- in modo inappropriato- alla magrezza ma anche di non riuscire a vivere il cibo come qualcosa di positivo e quindi quotidiano, essenziale, il deperimento, quella sensazione di poter essere trasparente, nasce dal malessere che porta a non volersi confrontare prima con se stessi e poi con gli altri, l’affinità con la bulimia, pur essendo una malattia all’opposto, nasce dalla disfunzione con il quale ci si approccia al cibo, se nella prima si vuole scomparire, nell’altra il corpo, nel suo accumulo di cibo, tende a voler  “ospitare” tutto quello che sembra mancare per poter stare bene, malattie che si delineano e viaggiano sugli estremi del pieno e del vuoto, che nel dentro, nella mente, trovano come primo approdo di malessere il proprio corpo.
L’affinità risiede anche nell’essere una la conseguenza dell’altra, l’esimersi dal mangiare, estremizzarsi nella fame porta poi a cedere ad abbuffate pesanti che oltre ad essere rigettate da uno stomaco che pian piano si restringe, conseguono anche ai sensi di colpa, i vomiti forzati, che vengono poi ritrovati nella bulimia quando con lo stesso senso di colpa dell’aver mangiato troppo, si alternano digiuni e si provocano i rigetti.
Il cibo da nutrizione a piacere diventa esternazione e esacerbazione della propria vita, che in qualche modo si spezza fra ciò che collega il cuore alla gola.
In un momento in cui per innovare si vuole rinnegare qualunque cosa sappia di antico e sbagliato, la libertà di parola e la sua divulgazione, amplifica l’effetto d’informazione errata quando la soluzione sembra essere a portata di chiunque: basta aprire un link miracoloso, seguire la pagina Instragam di un personal trainer, comprare un libro che ti fa provare in modo gratuito ed esclusivo il nuovo integratore energetico, biologico, a kilometro zero e con qualsiasi cosa suoni come sano.  Eppure la problematica alimentare dilaga, confluendo in una buona educazione che non passa più attraverso la tavola.
Alla fine il concetto rimane uno, rinnegando il cibo, si vieta alla vita di poter vivere, le mode e le preferenze, le diete e le ideologie sono solo modi rosei per ingannarci di stare bene quando invece si sceglie di continuare a stare male, sostituendo il proprio disagio con la prerogativa di aver fatto una scelta di vita essenziale per il nostro benessere.

 

Marta Borroni

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