Dal narcisismo alla follia: Il lato oscuro di Hitler.

Recentemente è stato riportato uno stralcio dell’intervista a Hitler del 1923, tenuta quasi per caso e in modo assai raro dal giornalista Giulio De Benedetti, che discutendo  nella redazione Del Volkische Beobachter, si è visto comparire davanti il Fuhrer. Ne esce uno spaccato già conosciuto, spiegando in cosa consistesse il proprio partito, Hitler parlò così: «Lotta senza quartiere ai socialisti e agli ebrei. Distruzione di ogni idea internazionale.» Mentre De Benedetti ne traccia un profilo ambivalente, dalla stretta di mano “così energica da indolenzire le dita” ad affermazioni come “Non mi pare un dittatore troppopericoloso”, e notando già, nel frattempo dello scambio di domande e risposte, l’inesauribile voglia di Hitler di parlare, anche da solo per lunghe ore. Hitler nell’intervista simpatizza ed esalta il fascismo italiano di Mussolini,  che a detta sua, non è abbastanza risolutivo per il compimento della purificazione della razza. Eravamo nel 1923 e la seconda guerra mondiale sarebbe giunta solo 16 anni più tardi e già nell’aria, nell’affermazioni di terrore si potevano pronosticare gli eventi che poi sono effettivamente accaduti.

Eppure al giornalista italiano quel piccolo uomo determinato, dal vivo non fa poi così impressione. Hitler come sappiamo al potere c’è arrivato veramente e ha avuto possibilità di azione e decisione come pochi nella storia del mondo, cosa dunque è riuscito a far sì che quell’uomo, da un parte debole e complessato, dall’altra potente e invincibile, ottenesse la fiducia della gente comune? Nessuno potrebbe mai intravedere nella figura di Hitler la personalità di un uomo stabile, nessun profiler di oggi direbbe che non fosse complessa, divisa tra il narcisismo convinto – gli esercizi allo specchio, i lunghi monologhi –  e l’inadeguatezza nel proprio corpo – la disapprovazione di sé e la cancellazione di tutto quello che non era a suo avviso puro e al quale nemmeno lui avrebbe dovuto appartenere – facendo di sé stesso una persona che ha avuto modo di incanalare i suoi turbamenti verso il mondo nel suo totale, salvo alcuni, pochissimi, esclusi. Eppure qualcuno è riuscito a credere alle sue idee, alla sua follia di micidiale propaganda. Cosa lo ha spinto? Il lato debole o il lato forte? Viene da chiederselo: come può qualcuno aver approvato uno come Hitler?

Con l’arrivo del dopoguerra, con la liberazione di alcuni dogmi e la voglia di rivoluzione, la politica si stempera e cerca di proiettarsi verso una risalita soprattutto economica – l’apripista del nostro consumismo – e si riveste di nuove speranze, anche se come cantava Guccini, spesso è “una politica che è solo far carriera”, la si crede vera. Il lavoro prende una forma diversa e sembrano annullarsi più facilmente le barriere sociali, la politica in questo periodo si espande e si fa portavoce più ampia del popolo, nuove formazioni politiche si fanno spazio, come la nascita, nel ‘63, del primo governo di centro-sinistra in Italia. Un fermento e un cambiamento tutto nuovo che spinge più che mai all’industria e alla crescita, diventando il movimento di rinnovamento che ci porta ad essere quello che siamo oggi. Un oggi italiano che, diciamolo, è alquanto massiccio e caotico. Se la rappresentanza storica della politica nasceva tra la destra e la sinistra, lo sviluppo del centro e di una  vasta gamma di partiti, ha dato la possibilità a volti sempre diversi di salire ad alcuni importanti vertici. Figure come Hitler racchiudevano il male supremo, la rappresentanza di qualsiasi potere e pensiero, a livello così espansivo da essere universale. La modernità ci ha offerto un solvente di volti emergenti, non univoci, in cui il potere viene suddiviso su più fronti, e in cui spesso identificare chi comanda risulta difficile e anche, come effetto collaterale, sembra che il risultato non possa cambiare, nessuno pare rappresentare a piena qualifica il proprio Stato.

Si è combattuto a lungo per levare in modo assoluto il potere ad unica persona – a questo serve la politica ed è questo che ha reso obsoleta la monarchia – ma anche avere bombardamenti simultanei da più fronti, come i partiti e gli schieramenti, ci espone ad una sensibilità altissima, siamo scoperti di certezze e veniamo costantemente attratti da una forza all’altra, ponendoci sempre la stessa domanda; a chi credere, a chi dare potere? Ammesso che si possa scegliere.  L’America è il vero fulcro del parallelismo affine a Hitler, perché qualcuno che non piace – qualcuno apparentemente pericoloso e ignorante – a sorpresa è salito al potere. Trump viene criticato, mal sopportato, insultato, ma qualche persona – e non poche- che l’ha votato è esistita durante le elezioni, e quindi si torna al dunque, cosa ci ispira maggiore fiducia, il lato fragile e complessato o il lato potente e sopravvalutato? I confini tra la persona, il personaggio e poi il politico si fondono insieme per creare un’immagine che ci aggrada, a cui demandare il compito di guidare un paese tra conflitti di interessi e azioni pseudo pacifiste.

In questo innesco tuttora attuale il meccanismo di Hitler funziona ancora, la debolezza e la forza mischiate insieme di un individuo che ci piace perché, a differenza nostra, può realmente fare la differenza, le sue idee ci paiono come menù senza prezzi in cui noi possiamo scegliere cosa ordinare, non contemplando quello che sarà il conto finale. Come popolo siamo periodicamente messi dentro questo dubbio, di cosa sia la politica di come e da chi venga rappresentata e di quale sia la scelta giusta che noi possiamo fare preferendo – su un cartellone e attraverso un voto – una faccia piuttosto che un’altra. Dubbi che diventano ideologie così radicate da sviluppare quelle strategie che solo una volta commesse, quando ormai è troppo tardi, possono essere identificate come follie.

Marta Borroni 

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