Il “Don Giovanni” di Valerio Binasco? Uno spettacolo da non perdere!

Sicuramente una delle storie più amate e riscritte nella letteratura di ogni tempo è quella del Don Giovanni. Molti sono gli autori che hanno dato una loro rilettura del classico e uno di questi, che di certo ha dato il suo contributo migliore alla rappresentazione letteraria di Don Giovanni è Moliere.

L’ultima versione rielaborata e modernizzata del Don Giovanni è stata portata in scena da Valerio Binasco, drammaturgo molto apprezzato nonché nuovo direttore del Teatro Stabile di Torino, attraverso una chiave di lettura fedele al ritratto originale di Don Giovanni solamente nei contorni sfocati del seduttore più incallito che possa esserci. Ciò che rimane del Don Giovanni originale sono giusto i contorni che poi lasciano spazio ad una figura decisamente più umana e meno romanzata rispetto al classico di Moliere, che catapulta tutto ai giorni nostri e che ritaglia un soggetto incurante del prossimo, blasfemo e assolutamente controcorrente. Il Don Giovanni di Binasco non vuole far finta di essere sopra gli schemi è sopra gli schemi e lo è deliberatamente e lo fa senza alcuna vergogna o paura di apparire sgradevole ed eccessivo in tutti i suoi gesti e le sue espressioni.

Davvero mirabile l’interpretazione di Gianluca Gobbi nei panni di questo Don Giovanni che si aggira tra vari scenari tra cui i bassi fondi di Napoli, che non ha paura di esprimere la natura più bassa dell’uomo nel modo migliore possibile. Spalla assolutamente fondamentale e di ineccepibile bravura è anche Sergio Romano nei panni dello sgangherato servitore di Don Giovanni, Sganarello che, seppur biasimando il padrone dal profondo, non può fare a meno di seguirlo nelle sue strampalate avventure e folli e continue rincorse amorose. Tutti i personaggi sono umanizzati e la devota Elvira, suora sedotta e abbandonata da Don Giovanni che nella tradizione trova poi davvero la pace dei sensi ritornando sui suoi passi dopo l’abbandono, appare qui in una veste diversa e nuova in cui il pentimento è solo un gesto plateale ma non reale e sincero. Elvira prova ancora passioni ed emozioni forti per Don Giovanni e pur sapendo di essere rifiutata e offesa continua ad amarlo e desiderarlo con tutta se stessa. Che questo sia un Don Giovanni sopra le righe e completamente di cesura con il passato lo si capisce dalle prime note di apertura del sipario che intonano Starway to Heaven dei Led Zeppelin che con Don Giovanni sembra abbiano davvero poco a che fare. Eppure, col passare dei minuti, tutti i pezzi del puzzle si collocano esattamente al loro posto andando a creare un’immagine vivida, animalesca e vitale come solo il Don Giovanni può essere. Valerio Binasco è riuscito certamente nell’intento di ammaliare, infastidire, ironizzare e dissacrare una delle storie già di per se più dissacranti di tutti i tempi senza risultare anacronistico nella sua rilettura ma, al contrario, riuscendosi ad immergere perfettamente nella società dei giorni nostri.

Il Don Giovanni di Valerio Binasco sarà al Teatro Stabile di Torino fino al 22 aprile e sicuramente è uno spettacolo da non perdere.

Serena Cerrone

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