“Faremo foresta”, la recensione del libro di Ilaria Bernardini.

Titolo: Faremo foresta
Autrice: Ilaria Bernardini
Anno: 2018
Editore: Mondadori

Sinossi: Cosa succede, quando tutto quello che abbiamo intorno, tutte le cose a noi più care, sembrano avere una fine? Anna, madre di Nico, un bambino di soli quattro anni, sente sulle spalle il peso di una storia d’amore finita male, quella con il padre di suo figlio, sente le incombenze scomode di una realtà nettamente differente rispetto alle favole, di un destino inevitabile, la difficoltà nell’esporre a Nico la situazione. A complicare il quadro di un matrimonio in fallimento, si aggiunge la consapevolezza irrevocabile della precarietà della vita. Nel “giorno del disastro”, Anna viene duramente a contatto con l’incertezza persistente dell’esistenza, quando Maria, amica di sua sorella Diana, improvvisamente, dopo aver chiacchierato con lei, comincia a stare stranamente male: il mal di testa si trasforma in vomito, il suo colorito cambia, si spegne, i suoi occhi si chiudono con una lentezza inaudita. Immediatamente tutto appare più chiaro: Maria ha un malore.

«Mia madre dice che di quel giorno ricorda il tremolio delle labbra di Maria. Io mi ricordo la luce del giorno che all’improvviso era come cambiata. Era notte da tutte le parti.»

Dopo aver chiamato l’ambulanza, Maria viene immediatamente ricoverata, minuti di incertezza e agonia, giorni grigi, spenti, con l’odore della morte sotto il naso, si viene a sapere che la giovane donna ha avuto un aneurisma celebrale. Anna trascorre un’estate intorpidita dalla foschia vaga dell’esperienza vissuta, accanto a Maria, meditando sulla situazione critica di un mondo in declino: la povertà bussa alle porte, la crisi cresce a dismisura, i soldi scarseggiano e le meduse invadono i mari, si preannuncia la fine planetaria e tutto questo è aggravato dall’amara consapevolezza che prima o poi, nessuno verrà risparmiato alla morte. Come si fa a continuare a vivere in questa situazione? Cosa importa se lei e suo marito stanno divorziando, se prima o poi anche lui morirà?
Dopo la dura stagione estiva, Anna e Nico si trasferiscono in un appartamento nuovo e decidono di tenere le piante della vecchia inquilina appena separatasi dal marito, anche loro però, patiscono il peso di una fine imminente, della malattia incurabile soprannominata “morte”:

«Le sue piante mezze morte sono diventate le mie piante mezze morte e la casa in cui si era lasciata con suo marito è diventata la casa in cui io andavo dopo essermi lasciata con mio marito. Lei ora era più felice di me, almeno nella parte bassa della faccia.»

C’è ancora una possibilità nelle vite appassite di Maria e Anna? Il terreno secco e inaridito delle piantagioni morenti diventa proprio il punto di rinascita delle due donne, che iniziano a scavare nel profondo delle ceneri delle loro esistenze, per poter dar vita a qualcosa di meraviglioso. Maria inizia a sradicare le piante secche, pianta semi nuovi, nel corso di poco la menta comincia a crescere rigorosa, insieme ai limoni e al glicine. L’oleandro s’infittisce e diventa ben presto casa di insetti, lucertole ed uccelli. Lentamente qualcosa cambia nei cuori delle due donne, insieme alla vegetazione del terrazzo, inizia a crescere incessantemente la speranza in un futuro migliore, la voglia di riscatto, di rinascita. E mentre le piantine, mese dopo mese, si trasformano in arbusti saldi e forti, accresce la voglia, per Anna e Maria, di espandere sempre più quel piccolo giardino, dando vita ad un’esperienza a dir poco unica: la nascita di una foresta! Dal grigiore dell’angoscia per una vita in declino, al verde speranza di una rinascita splendente, dalla rassegnazione alla presa di coscienza di se stessi e della propria esistenza.

Recensione: L’autrice tocca con estrema cautela una tematica di rilevanza all’interno della società del ventunesimo secolo, in un clima di incertezze, di catastrofi naturali, crisi economiche e matrimoni finiti male, in un periodo “vago” come quello odierno, fatto di continue disgrazie, che ci capitano sotto gli occhi o che la tv e i mass media ci propongono come pane quotidiano, si può riuscire a trovare la forza, la volontà, la speranza, di cambiare gli eventi? Il romanzo inizia con il personaggio di Anna, abbattuta moralmente dalle situazioni inspiegabili che la vita le pone davanti come ostacoli insormontabili, la separazione dal marito, è per lei una via di non ritorno, una luce che una volta spenta, oscurerà per sempre tutto il suo futuro.  A capovolgere l’intera situazione, sarà l’incontro funesto con Maria, che la desterà da un sonno profondo, attraverso la consapevolezza materiale, che non c’è mai fine al peggio. L’autrice, con un’abilità indescrivibile, ci pone di fronte all’amara realtà di noi esseri umani: riusciamo a risalire, solo dopo aver toccato il fondo, ci riprendiamo da una vicenda o una situazione, soltanto quando ci rendiamo conto che ci sono problemi peggiori a cui badare.
Il cambiamento, la svolta, arriva con una rapidità silenziosa, che coincide con la crescita miracolosa delle piante, come ogni grande rivoluzione è preceduta da moti instabili ed indefiniti, la presa di volontà della propria vita è un percorso complesso, a volte carico di ricadute, ma soltanto con la giusta dose di forza d’animo, si può assistere ad una risvolta radicale, che ci cambia totalmente , sia dentro , nel profondo, che fuori. Questo romanzo è, nel senso più stretto de termine, un inno alla vita, una lode alla forza del cambiamento, l’autrice riesce, attraverso le storie dei singoli personaggi, grazie ad un linguaggio fluido e scorrevole, a trasmettere tutti i sentimenti, le emozioni, gli stati d’animo che animano le pagine del libro, celando un messaggio di grande vigore, un insegnamento che tutti dovremmo tenere bene a mente: amare, sempre e comunque, la propria vita!

 

Miriana La Bella 

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