Giovani dentro, nuovi modi di vivere l’invecchiamento

Ci siamo abituati a dire che non esistono più le mezze stagioni, ma queste vie di mezzo sembrano annullarsi anche per l’età anagrafica. Gli estremi si ribaltano e le età diventano più facili da diluire e gestire, inaspettatamente non solo per chi è ancora giovanissimo, tanto che a 30 anni già si teme di invecchiare e a 70 anni si pensa ancora al corteggiamento.

Gli anziani sono sempre meno classificabili come gruppo d’età, puntando e contando invece sullo stile singolo di ciascuno individuo, che determina più a pieno la propria vita.
Entro il 2050 una persona su cinque sarà over 60, queste le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ribadendo come l’Italia continui ad essere fra i paesi più “vecchi” al mondo, sulla stessa scia segue lo studio mondiale condotto da McCann Truth Central sul tema dell’invecchiamento, dove sono state intervistate 24 mila persone di età compresa tra i 20 ed i 70 anni, ponendo domande inerenti allo scorrere del tempo, dando uno specchio finale lontano dai classici stereotipi.
Due terzi delle persone di circa 70 anni credono di non essere troppo vecchi per un appuntamento romantico, mentre il 57% dei ventenni ha paura della morte.
In Italia, come ormai anche nel resto del mondo, l’invecchiamento è visto dal 70% dei settantenni con un aspetto positivo e aperto, dona libertà e felicità e non mina il mantenimento di mente e spirito attivi. Nascono nuovi modi di vivere questa seconda parte della vita: concetti come la pensione non sono più attuali e lasciano il posto a temi come lifestyle e tempo libero.

Come si affronta quindi la percezione dell’età se a 20 anni si ha più paura della morte, a 30 subentra il timore di invecchiare e a 70 queste preoccupazioni rimangono maggiormente dietro le proprie spalle?

Solitamente il tema dell’invecchiamento viene riservato a chi ha ormai superato i 60 anni, eppure proprio gli ultimi studi dimostrano come l’invecchiamento sia un problema fortemente sentito anche fra i più giovani, è importante dunque cominciare a discutere di queste tematiche fin da subito, per essere coscienti del percorso di crescita che tutti noi abbiamo di fronte.
L’avanzare dell’età, considerato normalmente come un fattore negativo, tende a far sviluppare un’ottica improntata solo sulla perdita, rimane invece importante e fondamentale celebrare le proprie conquiste avvenute con il tempo e l’esperienza, segno che il tempo non è solamente passato, ma soprattutto lo abbiamo vissuto.
Anche i numeri anagrafici, in sé per sé, esattamente come le taglie, non devono essere significato di classificazione sociale, ognuno ha un suo sviluppo che rientra in un numero, ma non né determinata per forza il valore definitivo, siamo un dono in continua evoluzione, che più cresce, più si arricchisce.

Calvino ha scritto: “A volte uno si credo incompleto, ed è soltanto giovane.” La vita si basa su questi paradossi, esattamente quando abbiamo davanti il nostro di più, più tempo, bellezza, ingenuità, freschezza, incoscienza;  non si è appunto coscienti di avere tutto questo in noi, per noi.
La vera presa di coscienza arriva con l’esperimento a vivere, un avvenimento bello nei primi anni anche se mal riuscito, e dopo forse più difficile anche se perfettamente funzionante come dinamica. Così a 20 anni, e lo so bene rientrando in questa categoria, ti senti finalmente un po’ stabile dentro questo cammino, come se improvvisamente la cima, dopo tanta salita, fosse a pochi passi e ben visibile. Come si può pensare di ridiscendere, di cascare giù, di cambiare proprio ora che la stabilità è bella, affascinante, potente. Come possiamo pensare che potremmo, improvvisamente, abbandonare tutto questo?
Questo tutto che ancora non ci basta ma che al solo pensiero di perderlo ci sembra già abbastanza.
Arrivano i 30 anni e abbiamo capito che tutto può finire, non lo abbiamo accettato, ma abbiamo imparato a non pensarci più di tanto, quello che spaventa ora sta nel mezzo, cosa accadrà, come sarà d’ora in poi, ora che davvero le ombre della giovinezza si fanno più sfuocate? Ci abbiamo messo così tanti anni, questi lunghi 30 anni per accettarci e d’ora in avanti dovremo preparaci nuovamente a cambiare, lottare, cadere.
Riusciremo a rimanere noi stessi mentre tutto, perfino la nostra pelle, muta addosso a noi?
Infine ci sono i 70 anni e anche oltre, dove ormai siamo caduti, siamo stati incompleti, ci siamo riempiti e svuotati, abbiamo avuto timore di arrivarci come di non poterlo fare, ci siamo chiesti come saremmo stati e siamo consapevoli di ciò che finalmente siamo.
La desolazione di ciò che può, brevemente, rimanerci non può essere consolante, ma vengono ilari e innocue tutte le paure provate prima, il nostro essere persone definite, con ancora progetti da fare e meno paure da assorbire, libera la nostra essenza, oltre le rughe, e ci si riscopre con il cuore dei quei 20 anni, che cerca ancora la vetta da scalare, ovunque essa sia adesso.

Dicono che nel corso degli anni si cambia, è vero, fosse solo fisicamente parlando. Eppure ci rimangono addosso fedeltà eterne.

Un gelato preferito, un vestito messo all’infinito, un colore, un gesto replicato mille volte, il nostro modo di sedersi e chissà quanti altri dettagli attraversano il tempo e ci rimangono addosso, loro solo sono davvero le nostre età, i nostri caratteri, i nostri modi di essere. Che fuori da qualsiasi entità di misura si innalzano a patrimoni umanitari immortali, dove a qualsiasi età tutti noi cerchiamo impacciatamente di scoprire e capire come vivere bene, e come farlo il più lungo possibile.

Marta Borroni

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