God save the music: Voci di Fondo intervista i “The Anthem”, tra velata malinconia e ritmi decisi

Senza musica la vita sarebbe un errore. Lo sanno bene i The Anthem, four – piece romana attualmente composta da Dario Di Franceschi (voce/chitarra), Piergiorgio Tiberia (chitarra/voce), Paolo Notarsanti (basso/voce) e Federico Garofali (batteria). Dall’epoca della loro formazione, nel 2005, si sono fatti largo nell’ambiente musicale locale prima e nazionale ed internazionale poi al ritmo di rock e pop – punk, cercando di dimostrare costantemente che vale la pena investire sui giovani talenti della musica, argomento sul quale l’Italia ha ancora molto da imparare, purtroppo. Abbiamo fatto due chiacchiere con la band e Dario ha risposto ad alcune domande e curiosità, ripercorrendo un po’ la loro carriera, non senza qualche anticipazione per il futuro!  Prima di lasciarvi all’intervista vi consiglio di ascoltare e scaricare December ( QUI  e QUI) – sì, anche se siamo quasi a Febbraio, non fossilizzatevi sul titolo, dai! – e di acquistare su iTunes In it to Win it QUI.

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  • Partiamo dal principio. Siete insieme dal 2005, seppur con qualche cambio “di formazione”. Quanto siete cambiati da allora, musicalmente parlando?

Direi parecchio, com’ è naturale che sia. Si evolve la persona e ciò porta di conseguenza a un’evoluzione di gusti musicali e del modo di fare musica. Adesso c’è una maggiore consapevolezza di come affrontare la scrittura di un pezzo, capire in che direzione andare, scegliere le sonorità giuste ecc.

  • “December” è la vostra ultima canzone. Come mai avete scelto di rilasciare un singolo che sia a tema natalizio e che tra l’altro, più che evocare il “calore” delle feste sembra volerne sottolineare la malinconia di sottofondo?

La scelta di voler far uscire un singolo con tema natalizio è nata, a dire il vero, in seguito alla proposta che abbiamo ricevuto di inserire un brano in una compilation natalizia. La cosa in sé poi è venuta meno, ma abbiamo comunque deciso di far uscire il pezzo. Per quanto riguarda il mood della canzone, non è stata una cosa voluta, è semplicemente il nostro modo di scrivere che ci porta in genere a voler creare un qualcosa che emozioni l’ascoltatore e che spesso e volentieri abbia una vena di malinconia.

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  • Il vostro ultimo disco, “In It to Win It”, ha ottenuto un ottimo riscontro in termini di pubblico. Siete soddisfatti? E c’è, tra tutte le tracce, una a cui ti senti particolarmente legato?

Molto. Crediamo abbia delle belle canzoni e questo è l’obiettivo principale che ci poniamo quando scriviamo un disco. Personalmente, sono molto legato a War, che è forse il pezzo su cui abbiamo lavorato di più ed è quello che fra tutti mostra un maggiore salto di qualità rispetto al passato.

  • In generale, cosa significa essere un gruppo punk – rock che deve farsi largo sulla scena musicale italiana, che non è di certo conosciuta per lasciare spazio ai giovani? A tal proposito, visto che avete avuto modo di fare esperienza all’estero, in Russia e in Giappone, credete che la scena musicale estera sia “un passo avanti” o la situazione sia più o meno la stessa che c’è sul territorio nazionale?

Credo dipenda molto dalle aspettative che uno si pone e da come una band vive la situazione. Siamo sempre stati una band spensierata, che ha sempre fatto musica per il piacere di farla, quindi devo dire che non tendiamo più di tanto a riflettere sul periodo storico in cui ci troviamo, musicalmente parlando. Poi è innegabile che l’interesse verso il rock in generale stia calando già da qualche anno e questo si riflette soprattutto sulla quantità di persone che vanno a un concerto, per cui è comprensibile che per una band rock alla lunga può diventare frustrante e può togliere motivazioni.  All’estero la situazione è indubbiamente migliore, sembra ci sia ancora interesse su questo genere e la gente partecipa maggiormente alle serate. In Giappone specialmente hanno una cultura particolare, ti trattano con un rispetto mai visto, qualunque sia il genere che suoni.

  • C’è un consiglio che vi sentite di dare a chi sta iniziando ora a fare musica e vuole intraprendere un percorso simile al vostro?

Ovvio che deve essere prima di tutto un divertimento. Creare un gruppo di persone affiatate prima che una band è fondamentale. Porsi sempre nuovi obiettivi ed essere determinati nel raggiungerli.

  • Un’ultima domanda: cosa bolle in pentola per il prossimo anno?

Chiuderemo la promozione di “In it to win it” con più date possibili, dopodiché vorremmo chiuderci in studio per il terzo album. Cosa che in parte stiamo già facendo!

Grazie mille per lo spazio!

 

Martina Mattone

 

 

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