“Goodbye, Columbus”: l’opera prima di Roth in ristampa per Einaudi

philiph-roth-goodbye-columbus-einaudi-copertina_gal_autore_8_col_portraitTitolo: Goodbye, Columbus

Autore: Philip Roth         

Editore: Einaudi

Pag: 247

 

Sinossi:Pubblicato per la prima volta nel 1959, Goodbye, Columbus è la storia di Neil Klugman e della bella e determinata Brenda Patimkin. Lui vive in un quartiere povero di Newark, lei nel lussuoso sobborgo di Short Hills, e si incontrano durante una vacanza estiva, tuffandosi in una relazione che ha a che fare tanto con l’amore quanto con la differenza sociale e il sospetto. Questo romanzo breve è accompagnato da cinque racconti, il cui tono va dall’iconoclasta al sorprendentemente tenero.
Con questo suo primo libro, premiato con il National Book Award, Philip Roth si è immediatamente affermato come scrittore dotato di un umorismo esplosivo, uno sguardo penetrante e impietoso e una grande compassione anche per i suoi personaggi più inclini all’autoinganno.

 

Recensione:  Il 2016, volenti o nolenti, è stato un po’ l’anno di Philip Roth. Dal premio Nobel mancato (l’ennesimo) alla recente uscita del film Pastorale americano, tratto dal suo romanzo omonimo; i riconoscimenti all’autore americano passano anche per le ritraduzioni delle sue storie. La pensa così la casa editrice Einaudi, che ha deciso di riproporre il romanzo di Roth con una nuova traduzione, affidata a Norman Gobetti.

Ritradurre è sempre giusto, non tanto per le eventuali mancanze dei precedenti traduttori, ma perché le traduzioni in italiano invecchiano rapidamente; soprattutto quando si tratta di testi recenti e ancor di più quando, come in questo romanzo, il dialogo ne occupa un parte rilevantissima.

Ma passiamo alla storia vera e propria: nel 1959 Philip Roth si mostra al pubblico di tutto il mondo con questo piccolo ed ingiallito riquadro del mondo e della società del tempo, soprattutto dei giovani. L’amore tra due ventenni diventa infatti l’espediente letterario per far riflettere il lettore sui una quantità immensa di temi stereotipati, ipocrisie, falsità e di piccole ma preziose emozioni, come la gioia, che si rincorrono per completare un’importante critica alla società moderna.

I giovani infatti diventano il fulcro attraverso il quale l’autore riesce a far girare una serie di paure che fanno parte della stessa natura dell’essere umano e di gioie, che ne compongono la meravigliosa interconnessione. I personaggi sono vividi, credibili e poco “costruiti”, si muovono all’interno della narrazione in maniera fluida e scorrevole, presentando ognuno una propria caratteristica che permette al lettore di immedesimarsi più o meno intensamente a seconda delle vicende.  Alienazione, sessualità, religione, conformismo, iconoclastia, si intercorrono basandosi su 5 storie, nelle quali ogni argomento viene trattato con estrema cura ma anche con questa leggerezza, che non ritroveremo in molti altri romanzi di Roth, che traina l’intera opera, poiché la giovinezza in se è leggerezza, e solo capendo questo passaggio riusciamo ad avere una visione del mondo che , pur essendo nei primi anni ’60, si proietta con entusiasmo nel futuro, entrando a far parte della storia e della cultura che ci contraddistinguono.

Niccolò Inturrisi

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