Hannah Arendt e Martin Heidegger: storia di un amore non vissuto

Hannah Arendt (Hannover, 1906) all’età di 18 anni iniziò a frequentare l’università di Marburgo dove avrebbe avuto la possibilità di confrontarsi con professori del calibro di Edmund Husserl e Martin Heidegger. Quest’ultimo rimase stregato da quella ragazzina che, con venti anni di differenza, riuscì a far vacillare la sua monolitica morale. Heidegger, nonostante fosse sposato, arrivò al punto di sbilanciarsi con la fanciulla che con un primo e unico sguardo era riuscita a scalfirlo talmente a fondo da imporgli di mettersi un freno:

«Cara signorina Arendt! Questa sera devo tornare a farmi vivo con lei e a parlare al suo cuore. Tutto tra di noi deve essere schietto, limpido e puro. Soltanto così saremo degni di aver avuto la possibilità di incontrarci … Io non potrò mai averla per me, ma lei apparterrà d’ora in poi alla mia vita, ed essa ne trarrà nuova linfa. …Io non posso e non voglio separare i suoi occhi fiduciosi, la sua cara figura, dalla sua dedizione pura, dalla bontà e onestà della sua essenza di fanciulla. Ma così il dono della nostra amicizia diventa un vincolo in cui noi vogliamo crescere. Ed è questa cosa che mi fa chiedere perdono di essermi lasciato andare, nel nostro cammino, per un istante. Vorrei però poterla ringraziare un giorno e baciando la sua fronte pura vorrei appropriarmi nel mio lavoro della purezza della sua essenza. Gioisca, lei che è la bontà in persona. Suo M.H.».

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Heidegger con numerose lettere tentò di frenare una passione che però, in quel periodo, non riuscì a trovare ostacoli. Si incontrarono clandestinamente per molto tempo fino a che Hannah, stanca della situazione, mise l’oggetto della sua passione di fronte ad un bivio, chiedendogli di scegliere tra lei e la moglie. Egli temporeggiò talmente tanto che Hannah, ormai stremata, ebbe il coraggio di abbandonarlo trasferendosi ad Heidelberg. Qui, nel 1929, seguita da Karl Jaspers pubblicò la tesi sul concetto di amore in Sant’Agostino. Martin per Hannah ormai si era trasformato in un ricordo sbiadito: lo stesso anno sposò il filosofo Günther Anders. La relazione durò poco: dopo 8 anni si separarono. Con l’avvento della seconda guerra mondiale Hannah (che era ebrea), già emigrata in Francia, fu costretta nuovamente a muoversi, stavolta verso gli Stati Uniti. Prima di trasferirsi però celebrò il suo secondo matrimonio con il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher. Dopo la seconda guerra mondiale Martin ed Hannah ebbero modo di rivedersi e iniziarono nuovamente a scriversi: «Hannah …Sono lieto quando tu sei qui. Credo che tutto andrà bene. Se l’amica più amata deve aspettarti così tanto, l’amico più amato non ha il diritto di ritardare le cose; persino nell’imminenza di un suo addio. Ma, qualsiasi cosa accada, si tratta di un addio nell’intimità.». Heidegger in questo periodo, intorno al 1950, scrive ed invia numerose poesie ad Hannah con chiari riferimenti a quella che era e che fu la loro storia:

«Il suo gesto le dice “liberati!”

nel dimostrare a partire da lei.

Sono fiori sbocciati: decorazioni

della corona dell’essere:

un sorso del vino più scuro.»

Portrait of German philosopher Martin Heidegger (1889 - 1976), 1958. (Photo by Fred Stein Archive/Archive Photos/Getty Images)

Terminata la seconda guerra mondiale il filosofo venne accusato e processato come promotore del partito nazista. Hannah in cuor suo sapeva che egli aveva solo cercato di sopravvivere e, per questo, testimoniò in suo favore. I toni delle lettere di questo periodo (dal 1950 in poi) trasmettono un sentimento di amicizia, un sentimento che però nasconde tracce di un qualcosa molto potente non più in grado di sbocciare. Hannah non si sbilanciava mai con le parole in quanto, ormai, erano entrambi sposati. Il 28 ottobre del 1960 però, con l’uscita del suo capolavoro (“Vita Activa”), inviò questa lettera a «l’uomo che le aveva imparato ad amare»:

«Caro Martin, ho dato disposizione all’editore di spedirti una copia del mio libro. In proposito vorrei però dirti una cosa. Noterai che il libro non reca nessuna dedica. Se le cose tra noi fossero andate per il verso giusto -intendo dire tra e non per me o per te- ti avrei chiesto potertelo dedicare; ha cominciato a prendere forma fin dai primi tempi di Freiburg, e ti è debitore, sotto ogni aspetto, di quasi tutto. Così come stanno le cose, mi è parso impossibile dedicartelo; ma volevo almeno dirti, in un modo o nell’altro, qual è la pura realtà dei fatti. Ti auguro ogni bene!».

hannah-arendtHeidegger intanto aveva intrapreso una relazione con un’altra donna senza comunque mai abbandonare i contatti con la sua allieva: Hannah tornava a trovarlo almeno una volta all’anno per confrontarsi con il proprio maestro. Negli ultimi anni di vita le loro lettere affrontavano solamente temi concernenti speculazioni filosofiche. Il 4 dicembre del 1975 Hannah si spense improvvisamente all’età di 69 anni. Il caso volle che, appena cinque mesi dopo, la vita di Heidegger seguì lo stesso corso. La loro storia rimarrà per sempre l’esemplificazione di un amore che non ha avuto la possibilità di essere vissuto. Un amore che è riuscito ad andare oltre le ideologie e le dimensioni corporee. Un amore che rimane nei testi di entrambi unendosi in un pensiero unico. Un amore, come direbbe Heidegger, “autentico”.

 

Marco Bracaccia 

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