“Ieri avevo paura, oggi ho una valigia”. Stefania Pozzi e il racconto di una lunga battaglia

Autrice: Stefania Pozzi

Casa editrice: goWare

Pagine 104

Anno di edizione 2016

Stefania ha avuto il suo primo attacco di panico a 24 anni, un evento, questo, che l’ha costretta a ripensare parte della sua quotidianità. Oggi, dopo un percorso alla ricerca di sé, fa la valigia appena può e da ogni suo viaggio ricava un’esperienza che racconta con entusiasmo nel suo blog

 

Recensione: È un nemico subdolo, che ti attacca improvvisamente, quando meno te l’aspetti. Quando magari sei in procinto di prendere la metropolitana per tornare a casa. Arriva improvviso, come un’onda anomala, ti travolge in uno tsunami e ti pietrifica come una vittima impotente. Ti senti mancare l’aria. La gola stretta, il cuore che va a mille, vorresti fuggire ma le gambe vacillano. Stai per morire?

No, stai per avere un attacco di panico, sei vittima di un nemico silenzioso che arriva improvvisamente, ti attacca senza un perché, riesce ad impadronirsi della tua vita, a stravolgerla. Dalla prima volta nulla sarà più come prima e non potrai più avere una vita normale, visto che sai che potrebbe aggredirti in qualsiasi momento, e ha, perciò, come alleato un nemico ancora più subdolo: la “paura della paura”. E passerai i tuoi giorni  a inventare scuse, spesso bugìe, per declinare gli inviti ad uscire da parte degli amici, con il timore che, sapendolo, ti possano bollare come persona malata di mente..

Il primo “faccia a faccia” con questo mostro  arriva senza preavviso mentre Stefania sale sulla metropolitana. L’aggredisce senza un perché, senza un motivo apparente. Lei da quel giorno, a soli 24 anni, vivrà come dentro una prigione, con la paura di uscire di casa e la sua vita non sarà più la stessa.

Paradossalmente la salvezza arriverà proprio con la decisione di viaggiare. Ogni nuova scoperta sarà l’occasione per ritrovare se stessa e la gioia di vivere, dapprima assaporando l’attesa che precede ogni viaggio (che come lei stessa dice, è il momento più magico), fino ai colori e alla bellezza degli angoli più remoti della terra, dalla Tailandia alla Svezia, e poi facendo volontariato nei posti più svantaggiati, godendo della vista dell’aurora boreale; familiarizzando con persone appartenenti alle razze più disparate. Poi il divertente giro a 50 km orari in Italia su un calessino…Così, alla fine il nemico viene sconfitto, diventa piccolo piccolo e lei  si rende conto che forse non è poi quel nemico che credeva, ma magari si è fatto vivo proprio per farla riflettere sul fatto che avrebbe dovuto fuggire da una vita che le stava stretta.

Quest’esperienza vera, raccontata dalla protagonista stessa, ci fa capire che non bisogna soffocare le emozioni, ma ascoltarle,  perché, anche se talvolta in modo crudo, direi violento, hanno molto da dirci. Possono, ad esempio, essere l’occasione per fuggire dalla solita routine che ci imprigiona, ci toglie il respiro, come un destino già tracciato che ci fa viaggiare su binari precostituiti. Spesso anche i più gravi problemi ci fanno scoprire, come nel caso di Stefania, risorse inaspettate e un coraggio  che non credevamo di possedere.

Cecilia Piras

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