La recensione del libro di Giovanni Allievi “L’equilibrio della lucertola”

Autore: Giovanni Allievi

Titolo: “L’equilibrio della lucertola”

Collana: Narratori Solferino, i libri del Corriere della Sera.

Sinossi: Un giorno, all’improvviso, Giovanni perde l’equilibrio. Tenta di risolvere il problema con degli esercizi mattutini. Poi, su un’isola remota, distaccato da tutto e da tutti, per riflettere e guardarsi dentro, pratica la corsa. E proprio lì fa un incontro strano con una lucertola… Sarà vero che gli parla o è solo un inganno della sua mente? Avranno comunque un significato quei dialoghi e domande alla ricerca di se stesso?

Recensione.

L’equilibrio è un qualcosa che spesso, paradossalmente, se lo si cerca, lo si perde e viceversa. Pensare che una lucertola possa guardarci negli occhi e fermare la nostra corsa può essere un parto della fantasìa, o una “roba da matti” o un sogno. Può essere un caso psichiatrico o il riflesso della profondità dell’essere, e questo è il caso del protagonista di questa storia, esploratrice dell’animo umano. Giovanni è un musicista affermato, di successo, ma come accade spesso, si sente ingabbiato nel suo ruolo e compreso da pochi. Questo nonostante la musica sia la sua vita e si senta bombardare continuamente in testa le melodìe che ogni giorno concretizza. Ma la musica, che parte dal più profondo di noi stessi e dovrebbe essere la libertà per antonomasia, sembra quasi essere rimasta intrappolata insieme alla sua personalità in un modo preconfezionato dalla società che lo circonda. Dopo diverse notti disturbate da un  incubo ricorrente, quello di cadere da un cornicione, e la perdita dell’ equilibrio durante un esercizio fisico, Giovanni capisce che c’è qualcosa di molto profondo dietro a questo, che l’ equilibrio perso è spia di qualcos’altro, rappresenta  l’ equilibrio del suo mondo interiore e vuole attirare la sua attenzione. Giovanni, dialogando con una lucertola filosofa comincia a riflettere sul senso dell esistenza, infine arriva alla conclusione che per ritrovare l’ equilibrio bisogna perderlo, ritrovando il silenzio nell’ isola deserta della propria anima senza il rumore assordante del palcoscenico , riscoprendo la semplicità dei bambini. I bambini non vivono nel futuro e neanche nel passato, i bambini assaporano ciò che la vita dona, nel momento presente, e sono capaci di assumere diversi ruoli, ma non quelli che gli vengono imposti, spesso recitano, ma in modo spontaneo, non per apparire, ma semplicemente per imparare ad essere. Eppure non pensano mai di cucirsi addosso per sempre nessuno di questi ruoli.

Come trovare il proprio equilibrio, quindi? Essendo gli esseri viventi, compreso l’uomo, assimmetrici, cercando l’equilibrio è come cercare la simmetria, ma trovando questa si trova il nulla. Ma forse è proprio questo il senso delle cose: annullarsi per ritrovare se stessi, e alzare le mani in alto non è un segno di resa, ma protendersi verso il cielo, o meglio, verso il vero centro di se stessi. E trovare il nulla è solo liberarsi delle zavorre inutili, quelle che la società ci ha imposto, e quindi il nulla è solo l’essere autentico, il vero sé da cui si può ricominciare, e, come dice la sibillina e saggia lucertola,  non ci si può paragonare agli altri, ma solo a se stessi, per essere veramente liberi.

Ogni persona, in fondo, ha uno scopo ma non si sa quale sia, lo si può trovare solo nel proprio silenzio, nel ruolo che solo Dio ci può assegnare. Ma che si può scoprire solo ascoltando una voce  priva di rumori di sottofondo, che come le luci abbaglianti di una città ci impediscono di vedere la luce delle stelle.

Questo è forse il vero senso dell’esistenza: ritrovare se stessi nel buio, per rivedere una luce primordiale che ci guida veramente, in un limbo dove ci si lascia andare nel vuoto.

Ma è solo lasciandosi andare nel vuoto che si riscopre la propria capacità di volare.

Cecilia Piras

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