La recensione del romanzo “Le poche cose certe” di Valentina Farinaccio

Autore: Valentina Farinaccio

Titolo: Le poche cose certe

Edizione: Mondadori

Anno: 2018

Pagine: 156

L’autrice: Valentina Farinaccio è nata a Campobasso e da molti anni vive a Roma. Il suo primo romanzo, La strada del ritorno è sempre più corta (Mondadori, 2016), ha vinto il premio Rapallo Opera Prima, il premio Kihlgren, e Adotta un esordiente. Giornalista e critico musicale, scrive per “Il Venerdì di Repubblica”, e parla di musica su Radio Capital e Rai1.

Sinossi: “Arturo si era convinto di potere una vita speciale, ma poi non muoveva passi, verso l’ignoto, per paura di una vita vera. Il risultato era una vita fasulla, come quella delle formiche inoperose.” È da dieci anni che Arturo non sale su un tram. L’ultima volta che lo ha fatto era un giovane attore di belle speranze e andava a incontrare una ragazza perfetta e misteriosa, con il nome di un’isola, quella leggendaria di Platone: Atlantide. Ma il destino cancella il loro appuntamento e, da lì in poi, niente andrà come doveva andare. Oggi Arturo è un quarantenne tormentato da mille paure. Mentre attorno tutto si muove, lui resta fermo, immobile, come un divano rimasto con la plastica addosso in quelle stanze in cui non si entra per paura di sporcare. Quando sale sul tram 14, che da Porta Maggiore scandisce piano tutta la Prenestina, ha un cappellino in testa per nascondere i pensieri scomodi e nella pancia il peso rumoroso dei rimpianti. E mentre i binari scorrono lenti, in una Roma che si risveglia dall’inverno, e la gente sale e scende, ognuno con la sua storia complicata appesa al braccio come una ventiquattrore, Arturo, che nella sua vita sbagliata ha sempre aspettato troppo, fa i conti con il passato, cercando il coraggio di prenotare la sua fermata. Perché nel posto in cui sta andando c’è forse l’ultima possibilità di ricominciare daccapo, e di prendersi quel futuro bello da cui lui è sempre scappato. Dopo lo straordinario esordio di La strada del ritorno è sempre più corta, Valentina Farinaccio ci racconta con una voce unica, che cresce fino a farsi poesia, una storia tanto incantata quanto feroce di attese e incontri mancati, di errori e di redenzione. Perché dobbiamo correre il rischio di essere felici, anche se tutto da un momento all’altro potrebbe affondare. Perché nulla è certo, nella vita. Solo una cosa: che tra un’isola e l’altra c’è sempre il mare.

Recensione: un romanzo intenso che si svolge nel giro di poche pagine. Il protagonista è Arturo (sì proprio come il romanzo della Morante) un inetto che ha paura di tutto, che sta fermo, immobile mentre tutto ciò che ha intorno si muove e corre verso il futuro. Un uomo legato al passato, pieno di rimorsi, incapace di andare oltre il ricordo di Atlantide (proprio come la leggendaria isola) una ragazza che era riuscita a capirlo nel profondo, ma dalla quale però il destino lo aveva separato. Arturo però dopo dieci anni prende di nuovo il tram e cullato dal procedere lento di questo mezzo di trasporto inizia a pensare e a prendere consapevolezza di sé e del fatto che deve iniziare a prendere in mano la sua vita e di proiettarla verso una nuova donna e una nuova avventura. Un romanzo che si legge tutto d’un fiato dove il lettore arriva a riconoscersi nel personaggio e a confondersi con esse! Uno stile elegante e coinvolgente che non annoia, ma affascina e sorprende. Consiglio la lettura di questo libro davvero a tutti perché ricordate che nella vita a volte “è meglio fare e poi pentirsi, che pentirsi di non aver fatto!”

Buon Lettura.

Marilena De Angelis

 

 

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