La recensione di “Dovremmo essere tutti femministi” di Chimamanda Ngozi Adichie

 

  • Titolo: Dovremmo essere tutti femministi 
  • Autrice: Chimamanda Ngozi Adichie
  • Anno: 2017
  • Editore: Einaudi

Sinossi: In questo breve saggio di quarantuno pagine l’autrice del libro parla in prima persona riferendosi ad esperienze passate, a situazioni che ha vissuto o che ha sentito raccontare da altri individui, focalizzandosi su un solo unico punto interrogativo: saranno mai, le donne, classificate al pari degli uomini? Ed ecco subito che parte la risposta automatica “ma certo! Già lo siamo”, eppure sfuggono sotto i nostri occhi dettagli importanti, essenziali al fine di capire la natura di una problematica radicata da millenni, sottili discriminazioni che l’autrice riporta senza il minimo scrupolo nella sua opera: lei stessa da bambina veniva giudicata negativamente per via delle sue idee anticonformiste e, negli anni successivi, continuò a confermare le sue teorie, tanto da scriverne un libro.

Alla base della problematica c’è l’educazione: insegniamo ai maschi che la virilità è strettamente connessa al possesso di denaro, perciò sono obbligatoriamente loro a dover pagare, loro a portare avanti la famiglia. Se un ragazzo dimostra rabbia, dimostra di saper reagire con veemenza alle situazioni della vita allora viene idolatrato, mentre se lo stesso comportamento viene assunto da una ragazza è subito censurato, classificato come non consono. Inculchiamo nella testa delle giovani l’arte del “buongusto”, della pacatezza, del non esagerare, del vestirsi moderate ed avere come massima aspirazione l’ideale di famiglia e di prole, altrimenti non si è degne dell’approvazione altrui.

«Conosco una donna che ha sempre odiato le faccende domestiche, ma faceva finta di amarle perché le era stato insegnato che una “donna da sposare” era anche una “donna di casa”. Poi si è sposata e la famiglia di lui ha cominciato a lamentarsi dicendo che era cambiata. In realtà non era cambiata. Si era solo stancata di fingere ciò che non era»

L’autrice racconta la storia di una bambina cresciuta insieme al fratello. Fin da piccoli i genitori  hanno escluso il piccolo dal contesto culinario, educando invece solamente la figlia alle mansioni domestiche, in modo che da adulta potesse provvedere lei ai bisogni del fratello, esercitandosi in questo modo per un futuro in cui avrebbe dovuto essere una moglie idealmente perfetta. Questo esempio lampante ci fa capire immediatamente come alla base di così tanta diversità tra generi, ci sia appunto, un insegnamento infantile ignorante e scorretto , fondato sulla disuguaglianza, sul senso di perenne obbligatorietà ad usi e costumi ormai totalmente fuori luogo.

 

Recensione: Fa al caso vostro se non volete dedicarvi al classico romanzo narrativo, ma siete proiettati verso qualcosa di più riflessivo, saggistico, che tratta tematiche di attualità. Il linguaggio è fluido, semplice, a volte ironico, l’autrice non si dilunga molto sulle parole, preferisce arrivare subito al nocciolo della questione, con uno stile molto coinciso, schietto. Ogni micro tematica è corredata da un esempio pratico, per far capire al meglio i problemi affrontati, che spesso non sono di facile comprensione: si passa dal problema della donna nella sfera lavorativa, a quella amorosa, sessuale, relazionale e sociale.

Durante la lettura di questo libro, è immediato rendersi conto che raramente facciamo caso ad alcuni episodi che si ripetono all’interno delle nostre abitudini nella nostra società, che sono nocivi, poiché perpetuano indirettamente un ideale di vita sbagliato, fondato sull’imparità dei generi, sfociando in una condizione malata d’ inferiorità parziale del sesso femminile,che viene ripetuto durante l’insegnamento educativo alla propria prole. Un circolo vizioso incessante che non sarà destinato a finire finché le credenze del passato non verranno abbattute, imparando ad accettare, in primo luogo il problema, che esiste e deve essere risolto, in secondo luogo la diversità, siamo nati diversi per essere speciali e non per essere classificati. Un mondo in cui sia sul piano lavorativo, sia su quello sociale, uomo e donna viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, non solo produrrà benefici produttivi, ma soprattutto collaborativi.

 

Miriana La Bella

 

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