“Le vite potenziali”, recensione del romanzo di Francesco Targhetta.

TITOLO: Le vite potenziali

AUTORE: Francesco Targhetta

CASA EDITRICE: Mondadori

ANNO: 2018

SINOSSI: «La Albecom era stata fondata ed era presieduta da Alberto Casagrande, trentaquattro anni, capelli castani, statura media, qualche ruga incipiente attorno agli occhi, apprezzata abilità nell’assemblare mobili Ikea, una particolare passione per la buona tavola – mascherata dall’ottima linea (“costituzione”) – e il culto della chiarezza».

All’interno e intorno all’Albecom, azienda informatica che fattura seicentomila euro al mese, si snodano le vicende di Alberto  Casagrande, fondatore della società, avvenente trentacinquenne in continua “lotta” per affermare la propria supremazia; di Luciano Foresti, nerd incallito ed eccellente programmatore informatico, amico di Alberto dai tempi del liceo e dipendente della Albecom sin dagli esordi; e di Giorgio De Lazzari, detto GDL, pre-sales dell’azienda, costantemente euforico, percorso da un brivido di elettricità sempre, per dono naturale. Durante un party esclusivo, un vecchio collega propone a Giorgio un accordo sottobanco, che mira a mettere in ginocchio l’azienda di Alberto. Contemporaneamente Luciano intreccerà una relazione non semplice con la barista del locale di fronte all’Albecom, Matilde. Le vite dei tre protagonisti, così diverse eppure complementari tra loro, saranno scosse da proposte indecenti, intrighi amorosi, tradimenti e segreti.

RECENSIONE: Francesco Targhetta, che già si era cimentato in un romanzo in versi dal titolo Perciò veniamo bene nelle fotografie, contrassegna sin da subito questo nuovo libro con uno stile pulito, limpido e preciso. Le rappresentazioni così dettagliate, sia degli ambienti, che fanno da sfondo alla vicenda, sia dei personaggi, che vengono messi a nudo attraverso le loro manie, i loro ricordi e le loro ciniche riflessioni, mettono in mostra con grande forza uno spaccato della realtà e della società attuale. Quest’ultima appare fotografata nei suoi aspetti peggiori, nel costante tentativo di affermare la propria superiorità e prevalenza sul resto del mondo. Non è un caso, infatti, che il libro preferito da GDL sia “L’arte della guerra” di Sun Tzu, che legge e rilegge come un mantra quando resta imbottigliato nel traffico della città. Ed è forse proprio per questo loro continuo sentimento di preminenza, questo essere costantemente tesi verso un miglioramento in termini di una continua scalata sociale, che le relazioni di Alberto e Paola, così come di Giorgio e Veronica, si mostrano al lettore nella loro fragilità, nel loro essere prive di qualsiasi consistenza, del tutto irreali e totalmente calcolate. Così come calcolati sono i rapporti con altre donne.

GDL trovò armonico che Bea guidasse una Musa: gli altri nerd alla festa ne avrebbero certamente approfittato per fare una battuta stupida, ma a lui, le battute, piaceva risparmiarle. Si vince giocando di sottrazione: non l’avevano capito? Ascoltare molto, piuttosto, e poi parlare al momento opportuno, affondando il colpo con una manciata di parole: così si fa.

In ambito affettivo, tuttavia, si distingue la figura di Luciano, che se dal lato lavorativo è un programmatore affermato, sul piano relazionale ha molte più difficoltà degli altri due personaggi, oscillando continuamente tra l’inerzia, paralizzato dalla paura di soffrire, e dal desiderio di avere qualcuno accanto da rendere felice. Ad accomunare i tre personaggi è il mondo che fa da sfondo a Le vite potenziali: un mondo privo di sincerità, del tutto dominato e descritto in termini di economia e mercato, dove lo spazio per gli affetti reali appare ridotto o quasi nullo.

Giulia Mastropietro 

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