Moda Ecosostenibile ed Etica: il Trend che fa Bene al Mondo

Dall’impegno di Stella McCartney nell’utilizzare e ricercare materiali cruelty free ed ecofriendly per le sue creazioni alle collezioni ottenuti con scarti e pezzi di abiti riciclati di H&M, passando per il brand Reformation (che si impegna ad aggiornare ogni due mesi i consumatori sui cambiamenti apportati e i risultati ottenuti per diventare il più ecofriendly possibile) e per tanti altri marchi – tra cui molti emergenti o di piccole/medie dimensioni – che condividono lo stesso obiettivo: rendere il settore della moda maggiormente ecosostenibile e rispettoso dei diritti umanitari.  Oggi più che mai infatti è necessario impegnarsi verso tale direzione ed è importanti che i cambiamenti coinvolgano soprattutto il fashion system che, grazie anche al fenomeno del fast fashion (che prevede una produzione più veloce e al minor costo possibile), è la seconda industria più inquinante al mondo dopo quella petrolifera. Essenziale in questa prospettiva è l’attribuzione di certificati di sostenibilità e l’azione di associazioni come Greenpeace, Fashion Revolution ed Eco Age, che si impegnano per rendere le industrie e i consumatori maggiormente consapevoli delle loro scelte; Greenpeace ad esempio ha promosso diverse iniziative (come la campagna Detox) volte ad individuare le sostanze non biodegradabili e nocive per la nostra pelle: dopo la pubblicazione dei risultati sconvolgenti, sempre più brand (per citarne alcuni: Benetton, Mango, Valentino, Levi’s) hanno deciso di imboccare la strada della sostenibilità.

Fashion Revolution invece si impegna attraverso incontri, eventi (come la Fashion Revolution Week), pubblicazioni e il tag #whomademyclothes per spingere i produttori a una maggior trasparenza, rendendo noti l’origine dei materiali utilizzati e i nomi di coloro che hanno realizzato un determinato capo per potersi assicurare delle loro condizioni di vita dignitose, visto che spesso e purtroppo si sfruttano e si sottopagano donne e bambini del terzo mondo (celebri furono le accuse contro Nike e Adidas negli anni ’90). Infine, EcoAge (fondato da Livia Firth), tramite il coinvolgimento di brand di lusso e di celebrità (tra le quali Emma Watson, Alberta Ferretti e Gisele Bundchen) e l’organizzazione di eventi come i Green Carpet Awards, si adopera per far passare l’idea che la moda più bella sia quella sostenibile.

Fortunatamente, lo sforzo sta iniziando a fare i risultati sperati: sempre più persone (e giovani in primis) infatti, vogliono essere certi che quello che comprano sia ottenuto nel rispetto dell’ambiente (utilizzando materiali poco dannosi e rinnovabili) e delle persone; si informano e si impongono di evitare lo shopping sfrenato e ricorrente per utilizzare il più possibile quel che già possiedono, aprendosi alle possibilità, spesso sottovalutate, offerte dai mercatini vintage e di seconda mano. Ciò nonostante, è ancora troppo presto per cantare vittoria: c’è ancora molto lavoro da fare, molti brand da “convertire”, molti aspetti nocivi da lasciare da parte per potersi concentrare invece su quelli sostenibili ed etici… Cosa possiamo fare nel nostro piccolo per rendere il mondo in cui viviamo un posto migliore? Porsi delle domande è la prima pratica da mettere in atto per costruirci una maggior consapevolezza riguardo queste tematiche. In secondo luogo: comprare meno e meglio; che la moda sostenibile sia “brutta” o “particolare” è un pregiudizio che deve essere lasciato da parte per poterci focalizzare sul fare acquisti mirati e a lungo termine (non dettati dalla tendenza del momento dunque che non porta ad altri risultati se non all’accumulo e allo spreco). Ultima, ma non meno importante azione: prendere parte alle iniziative quando possibile e spargere il messaggio con i conoscenti. Un abito non è solamente un questione di stile: è fatto di materiali, di lavoratori, di consumi… Sapere in che modo è stato ottenuto quel che indossiamo è il modo che abbiamo per comunicare al mondo che facciamo parte di una rivoluzione che deve coinvolgere sempre più persone, e in fretta anche… Perché la Terra è di tutti, e spetta a a noi prendercene cura ogni giorno, a cominciare da una scelta apparentemente semplice e superficiale come: “Cosa mi metto stamattina?”

Angelica Corà

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