“Prendas”, una scoperta di tesori antichi raccolta in un libro.

Il Progetto Prendas.

A cura dell’Associazione Culturale Musicale Armonias.

Libro con CD, finito di stampare nel 2016.

pagine 88.

Prezzo 15 euro.

Il progetto” Prendas” è una raccolta di  canti tradizionali di Mamoiada (Nu)  che comprende Ninne-Nanne, Atitos, Gosos e canti religiosi, recuperati attraverso una minuziosa ricerca che ha coinvolto diverse donne del paese.

 

Prendas, la riscoperta di tesori. Saranno in tanti ad aver sentito questa parola al singolare:  ”prenda ”, che significa “pegno”,  tesoro. Infatti di recente l’abbiamo sentita tramite la cantante Gianna Nannini, che ha cantato l ’antica canzone in  sardo  “Non potho reposare”. È una canzone d’amore nella sua espressione più alta,  dove l’amato/a viene chiamato, infatti, “prenda”, tesoro. La parola al plurale, ”prendas” significa appunto tesori, dà il titolo all’opera di cui vengo a parlare in questo articolo. Prendhas nasce nel 2012:  è il nome di un coro polifonico femminile formato da giovani donne di Mamoiada, un paese nel cuore della Sardegna, dove le tradizioni sono ancora  molto vive. Sono donne che hanno, appunto, la passione per il canto, e che a questa loro passione hanno voluto unire la ricerca, la riscoperta di testi antichi: un lavoro svolto con pazienza certosina e scrupolosità insieme a donne anziane del paese.

Il sardo, una lingua romanza. Naturalmente, per inquadrare questo lavoro in un’area più ampia di quella di questa splendida isola, bisogna precisare che il sardo non è un dialetto, ma una lingua che fa parte delle lingue romanze ed è tra le lingue più conservative del latino, se non la più conservativa, ed ha la caratteristica, da sola, di lingua dalle attestazioni più antiche di quelle dell’italiano.

Com’è strutturato il libro? Ninne-nanne e filastrocche. Prima di tutto ci sono le ninne nanne, un ritmo universale, comune alle culture di tutto il mondo, tra l’altro è stato dimostrato che la ninna-nanna riproduce lo stesso ritmo che il bambino sente durante la sua vita prenatale, cioè il battito del cuore della mamma, e questo ritmo lo rassicura e lo fa sentire protetto, così viene riprodotto per accompagnarlo nel suo ingresso nel mondo. È una musica vocale che in Sardegna veniva accompagnata anche col ritmo di “su banzicu”, un’ antica culla a dondolo in legno, che i padri spesso costruivano con le loro mani. Le ninne nanne qui riportate sono state recuperate nell’Archivio del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, registrate a Mamoiada nel 1955 e tramandate rispettivamente dalla voce di zia Franzisca Zanzu e dalla voce di zia Maria Congiu.

ADURUDURU, la formula magica della vita. L’“Addurudduru”, tipico sardo, è  molto più che una semplice  filastrocca o ninna-nanna: è una sorta di magìa che aveva lo scopo di far entrare il bambino nel mondo degli adulti. In quest’ opera è stata inserita la classica filastrocca che tutte le mamme cantavano per pacificare il loro bambino ed è giunta fino a noi attraverso la signora Lillia Ladu, attingendo dai ricordi di “tzia” Maria Barone, di Mamoiada.

Canti religiosi. Dopo la recita del rosario, in periodo di quaresima si intonava il Gloria e Lauda a Deus. In questa raccolta troviamo un canto alla Madonna Adorabile, che si cantava quando la statua della Madonna veniva portata di casa in casa nel paese. Questo canto ci arriva attraverso la testimonianza di Vasila Cadinu e Anzeleddha Dessolis. Sono invocazioni che esaltano la venerazione per la figura di Maria, e invocazioni a colei che è la grande liberatrice. Poi ci vengono tramandati i Gosos, che sono canti di chiara origine iberica, eseguiti durante le novene, in particolare a Mamoiada i Gosos dei santi Cosimo e Damiano. Sono testi altamente poetici che esprimono la grande devozione dei fedeli che erano diventati modelli di vita: i santi, appunto. I Gosos fanno parte della tradizione orale sarda e vengono tuttora eseguiti.

Il pianto della Madonna. I riti della Settimana Santa sono tra  i più suggestivi che possiamo trovare, e fanno parte anche della tradizione sarda: viene messo in evidenza il dolore profondo di Maria per la morte del Figlio. In quest’ opera viene inserito il canto: “O triste e fatale die” , che è appunto, il pianto  della Vergine Addolorata per la morte del Divino Figlio Gesù. Grazie all’impegno  della signora Carmina Zoppeddu e delle sue sorelle, è  giunto fino a noi questo canto nella versione mamoiadina. È profondamente drammatico e commovente, dove si sente il dolore della mamma per un Figlio innocente,  che dopo aver amato tanto il mondo viene ripagato in modo così indegno.

Il lamento funebre. Viene  eseguito da zia Maria Congiu con le voci di sottofondo di zia Boelleddha Puggioni, zia Franzisca Zanzu e zia Tiresa Ballore. Proviene dalle registrazioni fatte a Mamoiada nel 1955. Anche questo canto si ricollega a un’antica tradizione sarda, quella degli “Attitos”, lamenti, eseguiti da donne “attitadoras”, poetesse di talento pagate per l’occasione alla maniera delle celebri prefiche della cultura classica, che inventavano canti e lamenti funebri. Sono rituali che si rinvengono anche nella letteratura: ricordiamo la poesìa di Jacopone da Todi, autore del sublime” Pianto della Madonna” e del notissimo “Stabat Mater”. Altre forme si ritrovano in un passato più o meno recente, in Calabria, Sicilia, Grecia, Oriente.

Un sottile filo conduttore pare unire tutte queste manifestazioni nella ricerca di una situazione consolatoria di fronte al dolore. Qui c’è tutto il dolore e  la disperazione, con un’espressione altissima della sofferenza che riesce a raggiungere i  recessi più profondi dell’ animo di chiunque, tant’è che anche chi non capisce le parole si sente trascinare dal ritmo intenso, in una comprensione interiore tutta particolare di codici di sentimenti cosmici, senza spazio né tempo. E in questo tesoro, ricco di tradizioni e di magiche suggestioni, abbiamo scoperto il percorso della vita, con una particolare  colonna sonora, sottofondo magico di ritmi arcaici che scandisce i momenti più significatici, gioiosi o tragici, dell’ esistenza: nascita, fede, morte.

(Desidero rivolgere un  ringraziamento particolare  a Silvia Mameli per il lavoro svolto e avermi fatto conoscere l’opera).

 

Cecilia Piras 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 commenti su ““Prendas”, una scoperta di tesori antichi raccolta in un libro.

  1. Silvia il said:

    Ringrazio di cuore Cecilia Piras che in questo dettagliato articolo ha saputo cogliere l’importanza dell’opera Prendas al fine della salvaguardia e divulgazione di quei canti antichi che erano ormai destinati all’oblio… Un sincero ringraziamento alla rivista Vocidifondo per lo spazio dedicatoci.
    Silvia Mameli

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