Quando il romanzo diventa (di nuovo) film: “Assassinio sull’Orient Express”.

 

Lo scorso 30 novembre è uscito nelle sale cinematografiche Assassinio sull’Orient Express, una delle avventure più famose dell’investigatore Hercule Poirot, il personaggio nato dalla penna della tanto celebre quanto prolifica scrittrice britannica Agatha Christie.

Il racconto era già stato adattato per il grande schermo nel 1974 da Sidney Lumet, vincendo non pochi riconoscimenti in quegli anni, tra cui il Premio Oscar come miglior attrice non protagonista a Ingrid Bergman. E anche il nuovo film diretto da Kenneth Branagh, che riveste il ruolo dello stesso protagonista investigatore Poirot, promette nel migliore dei modi. Il cast stellare (tra gli attori compaiono nomi come Michelle Pfiffer, Willem Dafoe, Penélope Cruz e Johnny Depp), le ambientazioni e anche un po’ di sana nostalgia hanno regalato al film incassi da record in queste settimane, convincendo la 20th Century Fox ad assicurare a Branagh un seguito, verosimilmente basato sul racconto intitolato Poirot sul Nilo. Non è difficile capire per quale motivo, tra le molte e molte avventure del celebre investigatore belga, si sia di nuovo scelto di proporre al pubblico Murder on the Orient Express. La trama, infatti, è avvincente (un uomo viene assassinato sul treno durante la notte, e, mentre si cerca di far ripartire la locomotiva intrappolata nella neve, Poirot indaga sul caso) e il finale (che non ho intenzione di svelarvi), forse tra i più ingegnosi del genere giallo, lascia di sicuro a bocca aperta. Il tutto svolto nella cornice dell’Orient Express, il famosissimo treno che collegava Istanbul e Parigi, e notoriamente ispirato a un reale fatto di cronaca, che in quegli anni ebbe notevole risalto mediatico: il caso Lindbergh (non andate a cercare se non avete ancora visto il film o letto il libro!). Il film mi ha talmente incuriosita da spingermi, totalmente digiuna com’ero dei racconti della Christie, a “divorare” letteralmente il romanzo. Un processo inverso, quello dallo schermo alla carta, che spero abbiano fatto anche altri spettatori, perché mi ha permesso di comprendere il successo senza tempo di Agatha Christie. Una scrittura, anche nella traduzione, per niente scontata o semplicistica. Un ritmo incalzante, scandito dai fitti dialoghi, dagli interrogatori dell’investigatore, ma anche dalle sue molte riflessioni e dagli schemi che usa per affrontare il complicato caso verificatosi sull’Orient Express; e anche un’accuratezza nella descrizione dei personaggi e degli ambienti, e un’indiscutibile fervida immaginazione che hanno incorato la scrittrice britannica quale “Regina del giallo”.

 

Giulia Mastropietro

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