“Il racconto dell’ancella”: la distopia che insegna

 

  • Titolo: Il racconto dell’ancella
  • Autrice: Margaret Atwood
  • Anno di pubblicazione: 1985
  • Editore: Ponte alle Grazie
  • Numero pagine: 398

Sinossi: In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le “ancelle”, sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè “di Fred”, il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di “prima”…

Quando si parla di romanzi distopici sui totalitarismi la nostra mente tende ad andare in direzione di “1984” o “La fattoria degli animali” di Orwell, o ancora a “Fahrenheit 451”, di Ray Bradbury. Tra le prove all’intero del genere più convincenti e appassionanti degli ultimi anni, c’è da considerare invece “Il racconto dell’ancella”, scritto dalla prolifera canadese Margaret Atwood: per quanto sia stato pubblicato quasi 35 anni fa, il libro ha raggiunto il successo con la ristampa nel 2017 in occasione dell’uscita della serie tv “The handmaid’s tale”, una delle serie tv più seguite e premiate dello scorso anno la cui seconda stagione è attesa per la seconda metà del 2018. “Il racconto dell’Ancella” è una sorta di diario che si apre in medias res, costruendo pagina dopo pagina la visione della società nata in seguito alla presa di potere della destra teocratica, una società fondata sul ritorno ai ‘valori tradizionali’ avallati da una rigida interpretazione della Bibbia, nella quale le donne hanno perso ogni tipo di diritto e dove il controllo del corpo femminile ha un ruolo centrale per la sopravvivenza della società stessa.
Nella neonata repubblica di Galaad, per effetto dell’inquinamento e dei disastri nucleari pregressi, gran parte della popolazione femminile è sterile: solo alcune hanno mantenuto il prezioso dono della fertilità che viene sfruttato ai fini del mantenimento della società. Essere sono le ancelle, la cui routine alienante (è vietato loro anche leggere e scrivere) verrà sconvolta dalle notizie riguardanti un movimento di resistenza chiamato Mayday, dal quale certe loro diverranno pericolosamente attratte… Lo stile e la tensione con i quali la Atwood ci presenta uno dei tanti futuri possibili, caratterizzato da una società autoritaria e repressiva così lontana da quella in cui viviamo oggi, è in realtà allo stesso tempo quanto mai somigliante ad alcune tematiche e situazioni a noi prossime: questa vicinanza d’ambientazione, il tema della donna priva di identità e completamente soggiogata (basti pensare agli scandali a sfondo sessuale che hanno sconvolto Hollywood e il mondo intero recentemente, ai fatti di cronaca nera che sono purtroppo all’ordine del giorno o alla situazione delle donne in alcuni contesti religiosi, politici e culturali), la narrazione cruda, realistica e sconvolgente, rendono il libro un must-read del momento utile per allargare la nostra visione del mondo e la derivante, seppur triste e a tratti spaventosa, consapevolezza.

 

Angelica Corà

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