Recensione de “Il fasciocomunista” di Antonio Pennacchi.

TITOLO: Il fasciocomunista

AUTORE: Antonio Pennacchi

CASA EDITRICE: Mondadori

ANNO: 1° ed. nel 2003, ultima ed. riveduta nel 2017.

Sinossi: Accio Benassi, ultimo maschio di sette figli (tre maschi e quattro femmine) di una famiglia operaia di Latina, decide dopo diversi anni trascorsi in seminario di abbandonare ogni velleità da missionario e tornare a casa, in preda a dubbi e incertezze. Il padre, che tanto voleva “donare un figlio a Dio”, la madre alle prese con una casa troppo affollata e i fratelli ormai abituati ad avere un proprio posticino in quella realtà, non la prendono troppo bene.

Comunque sono tornato. M’aspettavo abbracci e baci. Invece non m’ha nemmeno salutato. Stava arrabbiata come una bestia. Ha sbrigato con due chiacchiere fratel Pippo e lo ha mandato via. […] Mi sono ritrovato là. Con tutti che mi guardavano storto. «Cominciamo bene», ho pensato.

Una volta a casa inizia la sua burrascosa vita “nel mondo”: dopo aver ripetuto la terza media vuole iscriversi al liceo classico per poter studiare il latino, materia a lui congeniale, ma gli viene negato il permesso; viene iscritto quindi al primo anno dell’istituto per geometri, dove non eccelle e anzi sarà bocciato. Nel corso degli anni si avvicina ai movimenti fascisti diventando coordinatore della sezione giovanile della Provincia di Latina. Ma la sua cieca fede nel Duce, che lo porta più volte a violente risse durante manifestazioni e cortei, crolla nel momento in cui realizza di essere un mero strumento di una mente che se ne sta al di fuori della realtà, al riparo da ogni attacco. Si avvicina così alle idee comuniste e alla corrente maoista. Innamoratosi follemente di una ragazza di Milano, Francesca, percorre la parte alta della penisola in autostop nella speranza di costruire con lei un rapporto. Durante mille peregrinazioni, s’imbatte in un evento tragico che cambia per sempre il corso della sua esistenza.

Recensione: La storia di Accio si presta a una duplice interpretazione: da una parte romanzo di formazione, che accompagna passo dopo passo il protagonista verso la maturità, dall’altra un racconto storico che mostra uno spaccato dettagliato e meticoloso della realtà dell’Italia del dopoguerra, vista attraverso gli occhi di un ragazzo proveniente da un piccolo capoluogo di provincia del centro Italia. Da un’infanzia travagliata tra il seminario e il ritorno in famiglia nell’affollata casa di Latina, alle convinzioni adolescenziali e la fiducia immensa nel Duce che si misurava nelle botte date e prese durante le varie manifestazioni, passando attraverso le nuove idee comuniste, l’amore non ricambiato per Francesca e il rapporto con Joan, attraverso la droga, l’università mai terminata e il tragico evento cui assiste, che lo segnerà per il resto della vita. Accio rappresenta una sorta di eroe moderno, alla ricerca del proprio posto nel mondo, in modo certo a volte violento e arrogante, ma allo stesso tempo alimentato da convinzioni e idee vere e pulsanti.

Pennacchi è un vero maestro nel disegnare, con un linguaggio semplice e divertente, il protagonista della sua storia, nel renderlo vivo attraverso le sue passioni, le sue idee e le disillusioni, tanto da poter incarnare il simbolo di un’intera generazione. E disegnando il protagonista della storia dipinge un perfetto quadro della popolazione italiana del dopoguerra, della classe operaia in ascesa che si batte per i propri diritti, di una società sempre più cosciente di sé stessa, dei movimenti rivoluzionari e delle nuove idee che preludono al fermento culturale degli anni Settanta. Il fasciocomunista è un libro in cui immaginario e reale si fondono in modo inscindibile e diventano l’uno l’anima dell’altro. Un libro da leggere con attenzione, che sa divertire ma soprattutto in grado di far riflettere.

LO SAI CHE… Il romanzo di Pennacchi ha ispirato il film di Daniele Luchetti “Mio fratello è figlio unico”?

Giulia Mastropietro

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