Recensione de “La casa degli sguardi” di Daniele Mencarelli.

TITOLO: La casa degli sguardi

AUTORE: Daniele Mencarelli

EDIZIONI: Mondadori

ANNO: 2018

PAGINE: 228. 

AUTORE: Daniele Mencarelli nasce a Roma, nel 1974. Le sue opere principali sono: I giorni condivisi, (Clandestino, 2001), Guardia alta (La Vita felice, 2005). Bambino Gesù (Nottetempo, 2010), Figlio (Nottetempo, 2013), La Croce è una via (Edizioni della Meridiana, 2013 ), Storia d’amore( Lietocolle, 2015). Le poesie di Daniele sono apparse su numerose riviste letterarie e in diverse antologie tra cui L’opera comune (Atelier) e I cercatori d’oro (Clandestino).

SINOSSI: Daniele Mencarelli ci offre con grazia cruda il racconto coraggioso del rifugio cercato nell’alcol e della progressiva liberazione dalla sofferenza fino ad una straordinaria rinascita. Il protagonista è un giovane poeta oppresso da un affanno sconosciuto, “una malattia invisibile all’altezza del cuore o del cervello”. Non ha più nemmeno la forza di scrivere, e la sua esistenza sembra priva di uno scopo. Il 3 marzo del 1999 firma un contratto con una cooperativa di pulizie legata all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Da tale esperienza nasce una domanda scomoda: “perché, se la sofferenza pare essere l’unica legge che governa il mondo, vale comunque la pena di vivere e provare a costruire qualcosa?” Dall’osservare quotidianamente  la fatica e solidarietà tra compagni di lavoro, in un luogo come il Bambino Gesù, in cui l’essenza della vita si mostra in tutta la sua brutalità con  squarci di inattesa bellezza arriveranno risposte inaspettate.

RECENSIONE: “Non è un risveglio. È un sussulto. Ogni mattina mi ritrovo dritto sul letto, con l’affanno in gola, il cuore accelerato, il corpo preso da un tremore continuo, un delirio di movimenti. “Non ricordo nulla.” È la frase che mi ripeto tutte le mattine. “Non ricordare nulla.” È il mio obiettivo della sera. Mi alzo a scatti, un automa senza coordinazione né coordinate, ho i pantaloni pieni di piscio, scanso col piede il pitale che mia madre mette accanto al letto, è vuoto, come sempre.”

La casa degli sguardi, un romanzo duro, cinico, sensibile e toccante! Non solo perché parla di bambini, del loro dolore come inquilini del “Bambino Gesù”, il nosocomio romano, all’avanguardia nelle cure pediatriche. Ma anche per la storia di Daniele e della sua famiglia, della  lotta contro una dipendenza che rappresenta  l’unica cura, se non la migliore, alla fragilità del giovane poeta. Il protagonista  inizialmente schiavo della “dimenticanza” e del sollievo dovuti all’alcol, mantiene la sensibilità del poeta e dell’uomo. Bellissima la figura della madre, angelo silenzioso sui “tre scalini” che portano alla sua stanza: è disposta ad accompagnarlo nella morte, proponendo un tuffo insieme dal ponte di Ariccia, sollievo istantaneo alla tortura di vederlo morire giorno dopo giorno. Ma tale sacrificio non sarà necessario, grazie alla fortuna, al destino, forse a quel Dio in cui è difficile credere: lì al “Bambino Gesù”, inizierà la rinascita, perché “Tutto quello che ha preso la mia vita e l’ha rivoltata è dentro l’ospedale. Un grammo alla volta, arto dopo arto, fino al cuore, il cervello. Quando penso a tutti gli incontri, le esperienze, l’aberrazione e l’incanto dentro ogni singolo istante. E la moltitudine di parole che mi viaggia nella mente. Io sono già rinato. Il primo giorno che ho messo piede al Bambino Gesù.”

Un romanzo che fa attenzione alle parole, nutrite dagli sguardi silenziosi di Daniele verso le persone che incontra e da quelli vicendevoli tra lui e la sua famiglia. Giovanni, Claudio, Luciano, Massimo, Stefano, Celso, Amir, Adriana, sono solo alcuni dei colleghi, rappresentano  la classe dedita al lavoro duro, ma onesto, quello che ti spacca la schiena a fine giornata, ma che in una società con carenza occupazionale  è l’unica opportunità per un’esistenza dignitosa. Questo lavoro inizialmente sembrerà  un’ulteriore ragione per abbandonarsi allo stordimento etilico, dimenticando i volti dei bambini sofferenti. Uno tra tutti “Toctoc”, di cui Daniele non sa il nome né la causa del suo ricovero, se non quando non avrà più importanza. La sofferenza provata per l’enorme ingiustizia di tante giovani vite crocifisse senza motivo, sarà un’ulteriore ferita nella sensibilità del protagonista; potrà poi divenire palestra per rafforzare la sua natura fragile, fino a negarsi il sollievo generato dai tanti bicchieri e bottiglie di bianco? Non posso rispondere a tale domanda senza svelare la fine del romanzo, ma la consapevolezza che arriverà, è quella  di cui soprattutto oggi ciascuno di noi ha bisogno. Una rinascita partendo da  ciò che credeva perso per sempre. La casa degli sguardi  di  Daniele Mencarell, un romanzo duro che non scorderete. Buona lettura!

 

Arianna Puri

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