Recensione del libro “Anime pezzentelle” di Elena Storace.

Titolo: Anime pezzentelle

Autore: Elena Starace.

Edizioni: L’Erudita.

Pagine: 81.

Anno di stampa: 2016.

Sinossi: Stefano e la sua famiglia sono costretti a lasciare l’Italia e partire per l’ America. Ma la vita nel Nuovo Continente non si dimostra benevola… Stefano decide di seguire la voce del cuore e fare ritorno in patria, dove imparerà ad apprezzare il mondo umile da dove proviene. L’autrice, in questo romanzo, dipinge un meraviglioso affresco della società italiana del secondo dopoguerra.

Recensione: Un romanzo storico,  dove si sente forte l’ impronta dei sentimenti,  in cui la realtà dell’immigrazione viene raccontata in prima persona. Stefano è un adolescente, e dunque sta vivendo una fase particolarmente delicata della sua esistenza, un momento, tra l’altro,  in cui “il terreno sembra continuamente franare sotto i piedi”, perché tutto cambia in continuazione: prima il trasferimento insieme alla famiglia da Napoli in America, poi il ritorno in patria a causa di un problema di salute del padre. L’ America all’inizio è vista come la terra dei sogni, dove tutto si può realizzare, dove la “signora con la fiaccola” accoglie tutti a braccia aperte. Ma vivendo la grigia, spesso anonima, routine di tutti i giorni, si finisce per provare un senso di delusione, e talvolta, in certe situazioni, vengono messi in discussione i propri valori e la propria identità.  Si vive uno strappo, una lacerazione profonda e si è combattuti tra l’amore per il Nuovo Continente tutto da scoprire e la tanto amata terra degli scugnizzi. Napoli è il luogo dove si può gridare la vita a squarciagola, dove il mare non è l’Oceano e tuttavia i pensieri e le parole possono fluire liberi. Rimane forte la nostalgìa e l’affetto viscerale per questa città vulcanica e vissuta appieno anche attraverso i racconti sulla vita dei propri antenati, vista attraverso gli occhi di un amore della prima giovinezza, perso ma in seguito ritrovato per fortunate coincidenze nei vari trasferimenti. Un amore che cresce tra pianti, partenze e ritorni, una storia struggente raccontata attraverso gli occhi di un adolescente alla ricerca continua di un punto fermo. Un punto di riferimento che Stefano sembra aver trovato nella sua coetanea Maria, anche lei figlia di emigrati, della quale si innamora.  Quest’ amore comincerà a crescere insieme allo Stefano adolescente, che purtroppo a causa di un avvenimento inaspettato sarà costretto  a fare rientro in Italia insieme alla sua famiglia.

La sua vita diventerà un vero e proprio nomadismo tra diverse realtà,  e ne scaturiranno esperienze ed emozioni forti ed esaltanti, fino alla ricerca di una pace, che alla fine, dopo tanti anni, stempererà il fluire dei ricordi nella felicità ritrovata in una nuova ragione di vita. Tornando nella sua Napoli, nella maturità Stefano si renderà conto di aver seminato, costruito, e che i suoi continui viaggi hanno comunque conservato l’epicentro del cuore nella sua indimenticabile città,  così viva che in qualsiasi angolo di mondo fa sentire la sua voce, che è quella dell’ anima di chi non la scorda e non la scorderà mai. Capirà che in effetti le radici sono sempre state lì, e niente potrà mai spezzarle. Un nuovo futuro, con alle spalle un passato solido, seppure variegato, è ancora lì, da scoprire, da inventare… Anche attraverso le voci del tempo trascorso, con i canti dei pescatori e la musica del mare, da cui sembra riemergere il passato, con la storia degli antenati che si fonde con le nuove storie personali e sociali. Infine Stefano sembra vivere una seconda giovinezza: sarà un nuovo affetto a far risorgere un cuore spesso ferito dagli strappi del tempo e della  lontananza: è la vita che si rinnova nel modo più inaspettato e nel senso più nobile e naturale del termine.

 

Cecilia Piras

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