Recensione di “Cuore di seta” di Shi Yang Shi.

 

TITOLO: Cuore di seta

AUTORE:  Shi Yang Shi

CASA EDITRICE: Mondadori

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2017

 

 

SINOSSI: Nato e cresciuto a “oriente del mare”, ossia a Jĭnán, città capoluogo della provincia dello Shandong, Shi Yang Shi è il primo della classe, il primo nipote maschio e quindi il preferito della nonna paterna Nainai, l’unico erede di Mama e Baba che vedono in lui un futuro dragone, in grado di volare alto, più in alto di tutti. Quando ha soltanto undici anni, però, i suoi genitori decidono di trasferirsi in Yìdàlì, in Italia, e Yang si ritrova così su un volo assieme a sua madre, destinazione Milano. La distanza dalla Cina e da suo padre e l’arrivo in un nuovo mondo, che si mostrerà ben presto molto diverso da quanto si aspettassero, metteranno a dura prova le certezze sulla propria identità e apriranno uno spacco nel suo piccolo cuore di seta. Cimentandosi nei più disparati lavori, in un contesto culturale totalmente diverso da quello cinese, e attraverso l’apprendimento di una nuova lingua, ossia l’Italiano, Yang troverà la sua vera identità e sarà in grado finalmente di volare.

RECENSIONE:

«Yì laí shēn shŏu, fàn laí zhāng kŏu», “è finito il tempo in cui ti arriva il vestito e tu tendi la mano, ti arriva il cibo e tu apri la bocca”.

È così che Yang apprende la notizia dell’imminente partenza per l’Italia, ma non comprenderà appieno il significato di quella frase detta da sua madre se non una volta arrivato nel Bel Paese e aver scoperto che la realtà è ben diversa dalle aspettative dei suoi genitori. Lasciare Jĭnán, la scuola, gli amici, rinunciare agli abituali pranzi della domenica a casa della nonna Nainai e alle sfide “all’ultimo raviolo” con la cuginetta Ranran, non è una cosa semplice, tanto più se a portarlo via dalla Cina non è la ricerca di fortuna poiché la sua famiglia è benestante. Tuttavia, l’etica del “mangiare amaro, resistere al lavoro”, valore insito nella cultura cinese, così come il profondo amore e il rispetto per i genitori portano il giovane a non lamentarsi mai della propria condizione e a rimboccarsi le maniche, a reinventarsi in mille lavori diversi (da lavapiatti a vucumprà, da interprete presso le ambasciate ad attore) pur di andare avanti. Di là della situazione economica, però, ciò che pesa di più in Yang è l’inevitabile strappo nel suo piccolo cuore di seta prodotto dalla partenza; è la certezza della propria identità che si fa in mille pezzi ora di fronte a un passaporto falso, ora a un’inevitabile bocciatura a scuola, ora davanti a degli istinti sessuali che deviano dalla norma (ammesso che ne esista una) e che per la propria cultura d’origine sono inaccettabili e considerati il risultato della cultura capitalista occidentale. Ma è proprio attraverso le difficoltà che il giovane scoprirà, o meglio riscoprirà, sé stesso.

«Anch’io avevo sempre amato l’arte. Da bambino mi piaceva disegnare fiori di susino, e quel disegnare mi dava un’emozione dolce e insieme straziante. Poi, appena arrivato in Italia, quei colori si erano spenti. Pensavo di averli abbandonati da qualche parte sul cammino, e invece – stavo per scoprire – erano ancora dentro di me, custoditi nel mio cuore di seta, tenero nonostante le lacerazioni, pronti per riesplodere con un’emozione adesso ancora più dolce, ancora più straziante».

Cuore di seta è un racconto in grado di travolgere, trasportando il lettore in un mondo lontano e affascinante quale la Cina, in un vortice di colori e profumi che si ha l’impressione di respirare tra le pagine del libro. Ma soprattutto è un intimo e delicato viaggio alla ricerca di sé stessi, è un vero e proprio inno alla vita, che merita di essere vissuta, nonostante tutto.

Giulia Mastropietro

 

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