Recensione di “Follia maggiore”, il nuovo giallo di Alessandro Robecchi.

Titolo: Follia Maggiore

Autore: Alessandro Robecchi

Anno di pubblicazione: 2018

Casa editrice: Sellerio

 

Sinossi: Uno scippo finito male: è questo che a una prima analisi pare celarsi dietro la morte di Giulia Zerbi, una donna non ancora sessantenne di bell’aspetto, che vive in un lussuoso quartiere residenziale a Milano assieme alla sua unica figlia, Sonia. Sul delitto indagano parallelamente due coppie di investigatori: Ghezzi e Carella, al cui caso vengono assegnati dalla polizia, e Carlo Monterossi, un autore televisivo che sta mettendo a frutto un nuovo programma, e Oscar Falcone, investigatore privato. Questi ultimi sono stati ingaggiati da Umberto Serrani, un uomo anziano che venticinque anni prima si era innamorato perdutamente di Giulia.

Diversissimi, lei intellettuale ironica, i corsi di sceneggiatura in Francia, l’insegnamento, le traduzioni. Lui chiaramente razionale, veloce nelle risposte, misterioso perché non poteva dirle che di mestiere nascondeva i soldi dei ricchi. […] C’era invece un’intesa tra menti libere, va bene, ma soprattutto c’era una corrente costante tra loro, un cavo scoperto dell’alta tensione, un’attrazione fisica che poteva degenerare in dipendenza, ma non come si può pensare. Era una ricerca reciproca dei limiti reciproci e dell’osare, era il piacere di concedere tutto, di annullare ogni difesa e ogni pudore.

L’amore che Umberto ancora prova per la povera Signora Zerbi lo spingerà a fare i conti con il suo passato, a saldare vecchi debiti, e conosciuta Sonia, l’unica figlia di lei, farà di tutto per aiutarla a realizzare il suo sogno di diventare una cantante lirica. Ma chi ha ucciso Giulia Zerbi?

Recensione: Un nuovo intrigante giallo quello nato dalla penna di Alessandro Robecchi; una lettura piacevole e per nulla banale, capace di tenere col fiato sospeso fino all’ultima pagina, in cui finalmente si svelerà la soluzione del caso. Due strade che corrono parallele, due coppie diversissime di investigatori, tra cui il già noto personaggio Carlo Monterossi, presente già in altre storie del Robecchi, quali ad esempio Torto marcio (Sellerio: 2017). E il filo conduttore della storia è il rimpianto, vero protagonista del racconto. Il personaggio di Umberto Serrani, un uomo di settantadue anni, elegante, raffinato, ex affaccendato in faccende sul filo del rasoio tra il legale e l’illegale, è permeato da un alone nostalgico, seppure lui stesso afferma di essere in pace con sé stesso, e in macchina con Carlo e Oscar…

Il vecchio chiacchierava di sé senza sfogarsi di nulla, elegante, autoironico, un piacere sentirlo parlare, meglio persino della radio dell’Oklahoma.

«È una cosa che riguarda le ossessioni… e l’ipocrisia del mondo… Per tutta la vita metti da parte molte cose, le sospendi, le rimandi, le accatasti in un angolo: le farò da vecchio, ma sì, un giorno avrò tempo. […]  Lo sa? Ricordo la data esatta, persino l’ora di quando ho giurato a me stesso che avrei letto Zola per bene, con calma, con devozione, come va fatto. […] erano le quattro del mattino ed ero in ufficio. E ho pensato che avevo sbagliato vita, che così non andava bene, e che intanto mi ero perso molte cose, anche Zola e la bella Lisa, certo, e moltissime altre, forse più importanti… cose… persone… a cui ho pensato sempre»

È il rimpianto che muove i fili in questa storia, sempre lui che induce il settantaduenne ad aiutare la povera Sonia a realizzare il suo sogno di diventare una soprano affermata. Lo spessore psicologico dei personaggi, e soprattutto l’intrigante Serrani, arricchiscono le pagine di questo giallo e stuzzicano pensieri più profondi, che vanno al di là della mera risoluzione del caso. Il tutto in una Milano diversa da quella che conosciamo, in una città che l’autore ci mostra sotto le sue molteplici sfaccettature, una città complessa e ricca di contraddizioni: dal lusso estremo (e spesso fasullo), alla povertà di alcuni quartieri, e alla corruzione che spesso si cela anche dove non penseremmo mai. Mentre in sottofondo echeggiano arie d’opera:

“Non si dà follia maggiore… dell’amare un solo oggetto…”

Giulia Mastropietro

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