«I segreti non muoiono con noi…» La recensione di “Caterina della notte” di Sabina Minardi

 

TITOLO: CATERINA DELLA NOTTE

AUTORE: Sabina Minardi

CASA EDITRICE: Piemme, 2017

PAGINE: 384

 

SINOSSI:Un manoscritto recapitato per sbaglio in ufficio, una storia antica ambientata nella Siena dove  Catherine  è nata, che non ha mai visto; una santa che porta il suo nome, Caterina. Non si tratta di una biografia, ma del racconto di una donna che viveva nello Spedale di Santa Maria della Scala, rifugio di infermi, viandanti e pellegrini; Giovanna, costretta a non vedere mai la luce del giorno, per una colpa segreta che porta come una croce fin dalla nascita. È notte, i barbagli di qualche lume arrivano fin allo Spedale. Sul legno ruvido in una cella, comincia a scrivere la propria storia; su comando di Caterina la Santa. Ha mani tremanti e  lo spazio è sempre troppo limitato, per tutte le memorie  che la assalgono.

Catherine tra le pagine oscure e appassionanti del manoscritto giunto a lei forse per caso, troverà qualcosa che la spingerà verso la sua città natale e verso la madre, morta quando lei era bambina. Seguendo il racconto, quelle vite così lontane si fanno vicine; scoprendo il segreto che lega Giovanna allo Spedale e a Santa Caterina, riuscirà a svelare tutti i misteri del proprio passato.

 RECENSIONE:

“… Ma i segreti non muoiono con noi. Resistono ai cambiamenti, alzano scudi contro i compromessi. Lanciano i loro messaggi all’infinito. Per non aver vissuto la loro vita intera, rifiutano di essere cancellati. E se mai hanno intravisto la luce, prima o poi si vendicano: uscendo allo scoperto. Solo così, prima e dopo tornano una cosa sola…”

Ecco uno dei libri da gustare distesi su un divano o raggomitolati in poltrona, ma nulla impedisce di riscaldarsi fuori, al tiepido sole primaverile, leggendone le pagine. Sabina Minardi riesce in maniera perfetta a descrivere l’atmosfera che si respira a Siena: i colori vivi, gli scorci medioevali, la suggestiva piazza del Campo. La stesura del romanzo si basa su ricerche accurate:

”Studiare, documentarmi, consultare inventari e libri dei pellegrini dell’ospedale, fissare affreschi e immaginarli in movimento; addentrarmi nel fraseggio accidentato delle lettere di Caterina da Siena; ma anche andare in giro per la Val d’Orcia, con gli occhi in su per scovare il simbolo della Scala impresso su palazzi e fattorie, ha occupato svariati periodi di questi ultimi anni. … L’ho scritto interamente di notte. Di notte studiavo, immaginavo, entravo in un altro mondo.”

Con  Catherine la protagonista, si segue  santa Caterina nei luoghi in cui è vissuta; annodando il passato al presente, i fasti e le oscurità della Siena del 1380 all’epoca presente.

“Con le braccia aperte e un crocifisso brandito dalla mano destra, finalmente ho di fronte l’immagine intera di questa donna col mantello, che non fu suora ma fu santa, che non andò a scuola ma fu letterata. Che predicava l’umiltà, dando del tu ai potenti…”

Catherine forse troppo alla ricerca del proprio piacere, poco rispettosa di sentimenti altrui e legami. Ciò che conta è essere amata; ma per l’amore profondo forse non è ancora pronta, anche a quaranta anni. In effetti ragiona più come una ventenne che da donna ormai matura.

Giovanna da Fontebranda detta Nanna, la narratrice del manoscritto trovato da Catherine, altra protagonista: una donna colta (cosa rara ma non inusuale all’epoca), dallo stile forse ampolloso, ricercato.

L’altra Caterina, la santa, distaccata, concentrata sulla sua missione, una mistica ai limiti dell’esaltazione (modello più volte inseguito a quei tempi)? Secondo la stessa Sabina Minardi no: “è una figura di grande modernità. Innanzi tutto ha una concezione della santità fatta di impegno concreto verso gli altri. Non è la santa ascetica, separata dal mondo….  Una figura disobbediente: sin da piccola, e di continuo, da adulta. Ed è una donna che ingaggia battaglie di continuo: le lettere ai potenti del suo tempo trasudano una fierezza e un ardimento… A partire dal modo in cui si rivolge agli altri in tutte le epistole: “Io, Caterina”.

Tre donne unite da un luogo, Siena e Santa Maria della Scala, rifugio di infermi, pellegrini sulla  Via Francigena,  e gettatelli (bambini abbandonati), luogo suggestivo e carico di mistero. Da visitare (io l’ho fatto) qualora vi trovaste in  città. (Oggi è un museo in cui si trova l’Orario di Santa Caterina della notte, dove la santa si riparava al termine delle sue giornate). Tra le tre colei che cattura l’attenzione è certamente Giovanna, testimone delle azioni di una grande santa, ma anche donna comune che ama e vorrebbe essere amata, e per questo viene punita. I suoi tormenti per un amore non vissuto ed un figlio mai nato, catturano il lettore, tanto da desiderare per lei quella vita e quella libertà, a lungo negata.

Quale sarà la fine del romanzo? Cosa lega le tre donne? Catherine, cosa mai scoprirà, guidata nella Siena dei nostri giorni, sulle sue origini e la storia di chi l’ha preceduta? Un finale, intuibile solo nelle ultime pagine, che sorprenderà. Caterina della notte: un romanzo che cattura ed affascina gli amanti della storia e non. Buona lettura!

 

Arianna Puri

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