“Una Questione Privata”, il libro diventa un film. 

«È la storia della potenza di un dubbio, di una follia amorosa che fa dimenticare tutto, perfino la guerra…»

Così Luca Marinelli riassume il film Una questione privata di cui è protagonista, inserito nella Selezione Ufficiale al RomaFF12 e uscito nelle sale italiane il 1 Novembre. Diretto dai fratelli Taviani e presentato anche al Toronto Film Festival, Una questione privata è liberamente ispirato al romanzo di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nel 1963. La storia ruota attorno a Milton, Giorgio e Fulvia, tre giovani con caratteri totalmente diversi: i due ragazzi, durante l’estate del ’43, si innamorano di Fulvia mentre lei, in maniera velata, gioca con i sentimenti di entrambi. Trascorrono il tempo insieme ballando e ascoltando musica inglese. Un anno dopo Milton, durante il suo peregrinare come partigiano, ritorna alla villa, in cui i tre erano soliti incontrarsi e proprio qui apprende dalla custode che forse Fulvia e Giorgio hanno avuto una storia d’amore. Accecato dalla gelosia, Milton mette da parte i propri compagni, la guerra e ogni priorità per salvare Giorgio, partigiano anche lui, dalla prigionia dei fascisti e per scoprire la verità.

A dare un volto ai protagonisti sono il già citato Luca Marinelli, Valentina Belle e Lorenzo Richelmy: “L’ossessione di Milton ci mostra la forza di un sentimento, un dubbio che diventa paranoia e poi follia amorosa. Questo ragazzo che si dimentica completamente del contesto mastodontico dove sta camminando per inseguire la sua febbre mi ha conquistato” afferma Marinelli, che porta sullo schermo un dissidio interiore tra sentimenti e doveri amplificato dal paesaggio delle Langhe, nebbioso, pieno di fango e di pericoli, nel quale si muove. Nonostante sia un racconto esistenziale scandito dai ricordi del protagonista, il film non trascura la presentazione della guerra civile, delle figure che l’hanno popolata (spesso giovani o che si ritrovano loro malgrado coinvolti in una situazioni tremenda) e della natura nella quale trovare un fugace rifugio dagli eventi, ma non dai propri pensieri. Per quanto non si percepisca l’influenza dei romanzi inglesi propria del libro, la pellicola rende comunque in maniera affidabile la visione dello scrittore; i fratelli Taviani sono, infatti, capaci di raccontare la guerra e le sue pulsioni in modo unico, intrecciandole allo stesso tempo con quelle dei personaggi.

«Credo che questa storia – dichiara Paolo Traviani – sia una storia che il pubblico può amare, perché tutti più o meno siamo impazziti d’amore o di gelosia, soffrendo a tal punto da dimenticarci di tutto»

Le vicende e le pulsioni riportate, anche quelle tragiche del fascismo, che sembrano così distanti da noi, sono in realtà più vicine che mai, in quanto ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nella propria vita lo sconvolgimento emotivo. Sotto tale prospettiva dunque, Milton non è altro che il rappresentata di un’umanità che vaga disperata alla ricerca di certezze che, forse e purtroppo, non raggiungerà mai.

 

Angelica Corà

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