Vendetta splatter nelle strade di Chicago con Bruce Willis nel “Giustiziere della notte”

Esce accompagnato da una marea di recensioni negative Il giustiziere della notte, rifacimento del primo film della serie che ha reso famoso Charles Bronson, già controverso all’epoca, che narrava (e narra) di una persona perbene, altolocata, che si trasforma in una sorta di vigilante in seguito a un tentativo subito di rapina, che lascia la.moglie esanime e la figlia in coma. Ecco allora che il chirurgo e cittadino modello Paul Kersey diventa un Mister Hyde con sete di vendetta e furia omicida, e decide di fare piazza pulita di quella microcriminalità urbana, rea di aver.mandato in frantumi la sua famiglia. Ciò dà il via ad una serie di situazioni sanguinolente che non mancheranno di soddisfare i gusti degli spettatori amanti dello splatter e del non-lasciare-spazio-all’immaginazione. D’altra parte, che altro ci si poteva aspettare da un regista come Eli Roth, che gli amanti di Tarantino sicuramente ricorderanno come l’Orso Ebreo di Bastardi senza gloria? Roth ha fatto della violenza gratuita e spinta oltre ogni limite il proprio marchio di fabbrica. Si parla di pellicole come Hostel, Green Inferno e Knock Knock, lavori per cui il cineasta ha ricevuto il nomignolo di “regista di porno da tortura”. E il nuovo Giustiziere della notte segue sicuramente questo filone, mettendo in scena la violenza per il piacere della violenza, con un cast che vede Bruce Willis nel ruolo da protagonista, il quale sforna un’interpretazione monocromatica che ricorda quelle di Clint Eastwood nei celeberrimi Il buono, il brutto e il cattivo e Per un pugno di dollari, capolavori western del grande Sergio Leone, per cui I critici dell’epoca scrissero che le capacità interpretative di C. Eastwood si potevano riassumere essenzialmente in due espressioni: quella con il sigaro e quella invece senza sigaro…

Il nuovo Giustiziere della notte, come dicevamo, ha sollevato un polverone di critiche (negative) per la sua esagerata (e gratuita) brutalità, e per il concetto di fondo del film, che essenzialmente consiste nel mettersi al di sopra della legge facendosi giustizia da soli, tutto questo in un’epoca che ha visto (nella realtà) tanta violenza negli Stati Uniti, non solo nelle strade ma purtroppo anche nelle scuole, dove, come sappiamo, la cultura orribile del grilleto facile ha portato alcuni giovanissimi a compiere delle vere e proprie stragi in alcune scuole del Paese. Ciò ha messo ancora una volta in primo piano il dibattito, in realtà sempre acceso, sulla regolamentazione, a livello politico, delle armi da fuoco, che negli Stati Uniti si possono acquistare con una facilità allarmante; dibattito che vede i Repubbicani solitamente a sostegno di un mercato libero delle armi, anche per favorire quella stessa industria da cui essi  ricevono una quantità considerevole di voti… Ma tornando al film, le critiche più dure vedono la pellicola di Roth come un lavoro propagandistico a sostegno dell’ala più estremista della destra americana, che vede nel vigilantismo una soluzione efficace per spazzare via la (micro)criminalità dalle strade, e una pericolosa rapprentazione della giustizia fai da te, capace di causare del proselitismo da parte del pubblico, soprattutto nei più giovani. Ebbene, se questa teoria avesse una qualsiasi base empirica, bisognerebbe cancellare dalla programmazione cinematografica più della metà delle pellicole (americane) in uscita nelle sale (americane), compresi quasi tutti i film basati sui fumetti Marvel (prodotti in quantità industriale ogni anno e pensati per un  pubblico di giovanissimi) che in fatto di violenza (molto spesso gratuita) non ci vanno di certo per la leggera. Allora, Il giustiziere della notte troppo violento? Non più di tanti altri film che inondano le nostre sale. Film di qualità? Questo magari no, ma ancor di meno un film su cui sprecare volumi considevoli di inchiostro per battere su un allarmismo che tra l’altro molto spesso mette in atto la logica del “due pesi due misure” (la violenza messa in scena da Eli Roth scatena la caccia alle streghe mentre nel caso di Tarantino tutti a parlare di grande cinema, ecc. ecc.).

Il giustiziere della notte non ha pretese intelletualistiche e non si propone come un’opera seria che abbia come fine quello di “svegliare le coscienze” sulla drammatica situazione criminale nelle strade delle grandi metropoli americane, né tantomeno funge da manifesto programmatico rivolto a chissà quale gruppo di estrema destra. Quella che al contrario salta subito agli occhi, e che salva il film dal flop, è la componente umoristica, a cui sicuramente contribuisce l’interpretazione monocromatica (di cui sopra) di Willis, che risulta efficace se non altro per la capacità dell’attore di trasmettere molto con gli sguardi, evitando quel fastidioso pathos recitativo messo in scena da tante star del grande schermo. Willis lancia occhiattine d’intesa al pubblico in sala, come a dire: “ora vedrete la merda che scateno”, in un gioco quasi interattivo con lo spettatore, il che rappresenta il modo di fare commedia di Roth, e Death Wish è in fondo un film comico perché la violenza in esso rappresentata è talmente esagerata da risultare degna di risata, fungendo nello stesso tempo da catarsi per chi guarda (sarebbe bello esplorare più a fondo questo tema, ma il tempo stringe). La pellicola ricalca infatti appieno il filone revenge, in cui il tema centrale è la vendetta del personaggio che ha subito degli abusi all’inizio del film: è logico quindi che la violenza “spinta” risulti essenziale alla catarsi, dando ai malfattori la giusta punizione con i metodi più cruenti.

 

Marco Orrù

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